25 Aprile tra commemorazioni e ricordi

di Antonella  Soddu

Ricordo che mia mamma ci portava sempre alla commemorazione dei caduti in guerra, Ricordo che mamma ci indicava il nome di suo zio Valdes Efisio partito in guerra che aveva appena 17 anni.Ci diceva sempre – “faranno l’appello e ad ogni nome si risponde – presente – perché anche se non ci sono più restano presenti. ” Io guardavo alla lapide affissa alla parete di fianco l’ antica chiesetta dedicata a Sant’ Antioco e mi chiedevo – “ma perché dire presente al posto di chi non c’è?” Con l’andare degli anni, ad ogni anno in più capivo il perché di quella lapide e il perché dell’ appello e della parola “presente”. Poi ascoltavo i discorsi, e mi guardavo intorno a vedere se gli occhi dei presenti continuavano di anno in anno ad esser lucidi. Piangevano eppure erano persone adulte mentre noi bambini eravamo lo a cercare di comprendere. Però, mamma, ci spiegava ci raccontava – “mio zio Efisio, fratello di mio padre, aveva solo 17 anni quando fu chiamato alle armi, in marina per esser precisi. Era il quarto di tre fratelli e una sorella. Era anche il più piccolo. Il loro padre era morto l’altro fratello era già sui campi di battaglia, mio padre provvedeva a mandare avanti la famiglia e cosi toccò al fratello. Era il 1918, mio prozio Efisio venne ferito gravemente, finì in un ospedale da campo a Trieste. Morì lì. Non tornò mai nella sua amata Villasor. In questi giorni ho fatto un giro nei paesi vicino al mio, che tristezza, solo in un uno ho visto il tricolore issato sui monumenti ai caduti. Penso che siano riti che si tengono solo nelle grandi città, cosi, per fare cortei dove alla fine si finisce per contestare e contrastare la voce di chi ha contribuito anche con vite umane a liberare un paese oppresso. Penso, quando passo dinanzi a quel che resta della lapide affissa alla parete accanto alla chiesa, che quei nomi ci sono ogni giorni in mezzo a noi e che certamente vorrebbero che il ricordo di quei sacrifici fosse un poco più di umanità in ognuno di noi. A me le date, le ricorrenze non piacciono tanto. Ai miei figli, quando capita, parlo della guerra, ancora oggi mia mamma racconta dei suoi ricordi di bambina che ha vissuto la grande guerra. Lei è nata nel 1938, aveva 7 anni nel 1945. Ricorda di un bambino fratellino di una sua amica, morto sotto i bombardamenti degli americani. Ricorda di un fascista a cui venne dato fuoco nella piazza centrale del paese, intitolata a Giacomo Matteotti. Ricorda e tramanda ai nipoti cosi come ha fatto con noi. Ecco, proprio perché ho una mamma che mai ha dimenticato, che ci ha sempre portati con lei alle commemorazioni e ad ogni buona occasioni ci raccontava e ci racconta, io non amo i giorni fissati ma quelli che scorrono, spesse volte dimenticati.

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