Italicum. Come funzionerà ?

di  Antonella  Soddu

Lunedì 4 maggio 2015. Segnate questa data. Entrerà nella storia come il giorno dell’Italicum. Nome voluto direttamente da Renzi che lo usò il giorno della presentazione. Presenti 399, Votanti 395, Astenuti 4, Maggioranza 198, Favorevoli 334, Contrari 61 . Approvato.

 

Così si leggeva sul tabellone dell’aula del Parlamento. Sel, Forza Italia, fratelli d’Italia, M5s sono usciti fuori dall’aula. Ora che è approvato, potrà entrare in vigore dal 1 Luglio 2016. e sarà applicato solo alla Camera dei Deputati. Come ha detto Benigni oggi: “siete fortunati che oggi il Senato ancora esiste”.

 

Vediamo di capire meglio; l’Italicum è un sistema elettorale proporzionale e il calcolo sarà su base nazionale, nello specifico il numero dei seggi verrà assegnato in proporzione al numero dei voti ricevuti. Nei due sistemi pensati per garantire la cosiddetta “Governabilità”, ci sarà il premio di maggioranza o doppio turno. Nel caso la lista più votata ottenesse almeno il 40% dei voti, potrà ottenere un premio di maggioranza. Il premio di maggioranza verrà assegnato alla lista che otterrà 340 seggi su 617. Quindi il 55% dei seggi. Qualora nessun partito o coalizione arrivasse ad ottenere il 40%, si andrà al secondo turno per assegnare il premio di maggioranza. Al secondo turno potranno accedere le due liste più votate al primo turno. La lista vincente otterrà in questo caso il 53% dei seggi vale a dire 327 deputati. Nell’intermezzo tra il primo e il secondo turno non sarà possibile fare i cosiddetti apparentamenti.

 

Potranno esser fatte le candidature multiple, cioè i capolista potranno esser collocati in più liste dei collegi elettorali, questo succedeva anche nel porcellum, fino ad un massimo di 10 collegi. Per quanto concerne le soglie di sbarramento si è andati incontro ai piccoli partiti prevedendo una distribuzione dei seggi su base nazionale ma al riparto avranno modo di accedere solo le liste che superano la soglia di sbarramento del 3%. Insomma, le opposizioni, quelle vere, hanno fatto di tutto per scongiurare questa legge; alla fine, l’Italicum ha tagliato il traguardo e il Presidente Renzi ha twittato in diretta: “Impegno mantenuto, promessa rispettata. L’Italia ha bisogno di chi non dice sempre no. Avanti con umiltà e coraggio!”.

 

Sì, anche noi pensiamo che l’obbiettivo sia stato raggiunto, e tanto anche. Crediamo che abbia partorito una elettorale fatta su misura che gli consentirà il controllo del Parlamento, una minoranza di voti che diventano maggioranza per poi consentire anche il governo delle istituzioni. Fuori dai loro progetti ci sono i Gufi, ma molti italiani sono fieri di esser gufi. Già, forse facciamo parte di quella schiera che nei pensieri di alcuni diciamo sempre no, ma noi ci sentiamo di far parte di quella schiera che invece ha lottato con ogni mezzo democratico possibile per quel “si può migliorare”. In fondo le chiedevano le opposizioni, lo chiedeva la minoranza Dem. D’altra parte crediamo di poter dire che si è scelto ad ogni costo, anche esautorando il Parlamento e ponendo in esser azioni squadriste, come l’espulsione, perché di questo si tratta, dei dieci componenti dissidenti pd nella commissione, di percorrere la strada per aver una legge elettorale una volta per tutte. Equivale a dire togliamo il porcellum e teniamoci il porcellino.

 

Non ci resta che sperare nel buon senso di Mattarella, colui che da Giudice della Corte Costituzionale aveva decretato l’incostituzionalità del porcellum (visto il prolungato silenzio, appare poco probabile). Pur coscienti del fatto che la maggioranza che ha eletto il Presidente della Repubblica è la stessa che ha approvato questo scempio, ci vien difficile pensare che Mattarella possa rinviare alle camere. La fiducia perché ciò avvenga è la minimo. Proviamo almeno a coltivarla ricordando l’intervento di Mattarella, quello del 2005, quando ricopriva la carica di Parlamentare, in cui accusò Berlusconi di approvare le riforme costituzionali a colpi di maggioranza. Oggi 334 voti favorevoli, sono pochi, si, sono poco più della metà dei deputati. Una maggioranza inadeguata per una legge elettorale che non è solo una questione di partiti ma è, o meglio, doveva tornare ad essere, una questione per tutti gli italiani. Infine, oltre al fatto della maggioranza inadeguata, sono altre le questioni di merito per cui il Presidente della Repubblica dovrebbe rispedire indietro il testo approvato oggi. Vediamo, altrimenti non ci resta che sperare nel referendum.

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