Presentati a Cagliari il FES 2007/2013 e POR Sardegna. Inaugurato anche il nuovo CSL di Sant’ Elia e i social bus.

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Di Antonella Soddu
Partita stamane da Cagliari la campagna informativa FES 2007-2013, POR Sardegna che include anche il progetto Flexicurity. Con la Flexicurity l’Assessorato del Lavoro della Regione Sardegna punta anche al reinserimento lavorativo di soggetti deboli, in particolare dei lavoratori espulsi dal bacino della mobilità in deroga. La misura punta a garantire un adeguato livello di sicurezza sociale, con la presa in carico dei lavoratori, e con un sostegno al reddito, condizionato alla prestazione di un tirocinio in azienda, finalizzato all’assunzione, che potrà essere preceduta da un adeguamento delle competenze del lavoratore. L’evento odierno, voluto dalla Regione Sardegna e dall’Assessorato al lavoro, è il primo di dieci eventi in programma su tutto il territorio sardo, inoltre, in concomitanza con la campagna di promozione partita appunto oggi, è stato inaugurato anche il CSL di Sant’Elia. Presenti il Presidente Pigliaru, l’Assessore al Lavoro Virginia Mura, il Sindaco di Cagliari Massimo Zedda, il direttore generale dell’Assessorato e autorità di gestione del POR-FES dottor Eugenio Annichiarico, il direttore dell’agenzia regionale al lavoro Massimo Temusi. Tutti hanno preso parte al moderato dal giornalista Giuseppe Meloni, avente come tema argomenti di stretta attualità legati al mondo del lavoro, alla Por, ai bandi attivi e quindi alle politiche attive del lavoro quali, Flexicurity, programmazione regionale del FES relativo il 2014/2020. Nel corso degli eventi in programma sarà, inoltre, possibile usufruire dei servizi del “Social Bus” che, nello specifico, rappresenta un vero e proprio ufficio multimediale itinerante che fornirà al pubblico tutte le informazioni e il materiale sui progetti realizzati e realizzandi in materia di occupazione, formazione, istruzione e inclusione sociale. Il social bus farà cinquanta tappe su tutto il territorio sardo. Nel corso del dibattito è stato rilevato che nel contesto della programmazione del FSE – Fondo sociale europeo – la Sardegna è tra le regioni più virtuose, tra le prime in Italia ad aver ricevuto l’approvazione in via definitiva del POR-FES 2014/2020 da parte della Commissione Europea. La Sardegna, dunque, è nelle condizioni di poter utilizzare nell’arco dei prossimi sette anni risorse per importi dai 444 milioni di euro agli 800 milioni. “Particolare attenzione – ha osservato l’Assessore Mura – sarà rivolta all’accesso al lavoro alle persone inattive, in cerca di prima occupazione, ai disoccupati di lunga durata, e alle persone ai margini del lavoro”. L’esponente della giunta Pigliaru ha poi proseguito – “la flexicurity sarà rivolta al ricollocamento al lavoro dei circa quattro mila lavoratori che dal primo settembre 2014 sono fuori dal circuito degli ammortizzatori sociali in deroga”. Lo stesso Presidente Pigliaru ha poi voluto sottolineare che saranno investite risorse pari a circa 170 milioni di euro a favore di progetti rivolti ai lavoratori delle imprese e degli stessi imprenditori perché lo sviluppo passi attraverso tutti quegli elementi del processo produttivo e – ha poi concluso – non di meno rilevanza saranno gli interventi previsti nel settore dell’inclusione sociale – 81 milioni di euro, nell’istruzione – 155 milioni di euro, perché abbiamo come obiettivo, tra le altre cose, quello di ridurre l’abbandono scolastico che sappiamo quanto sia alto in Sardegna.

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Noi che il primo maggio…

di  Antonella  Soddu11203218_636310613137898_2489480504310567460_n

 

Noi che, il primo maggio siamo già svegli alle 6 del mattino. Eppure il lavoro non c’è.
Noi che, il primo maggio ci soffermiamo ai ricordi del lavoro come “un drogato è soltanto malato di nostalgia” ( cosi diceva una canzone di Renato Zero )
Noi che, il primo maggio -“ti ricordi quella volta che si rupe il nastro portante della lavatrice lavabottiglie e dovemmo lavarle tutte a mano per assicurare i vuoti alla produzione?”
Noi che, il primo maggio alla fine era qualcosa che ci lasciava quasi indifferenti, tanto il lavoro l’avevamo e la gita fuori porta era assicurata.
Noi che, il primo maggio non abbiamo mai visto il concertone a Roma.
Noi che, -“mamma, due euro per il panino per merenda a scuola” – “fai cosi, stai a casa oggi.”
Noi che, se andiamo in panetteria, in macelleria, al supermercato, al centro commerciale, alla farmacia non possiamo certo pagare con le riforme costituzionali.
Noi che, ci hanno costretti a 20 anni di ammortizzatori sociali elargiti a manica larga solo per tacere le coscienze degli incappaci e favorire il clientalismo.
Noi che, preferiamo sbagliare stando dalla parte dei lavoratori piuttosto che fare bene contro di essi.
Noi che, “cavolo, questa settimana inizia la riduzione di potenza corrente elettrica”.
Noi che, perchè a 40 anni mi devono chiamare inutile? Troppo vecchio per lavorare, troppo giovane per andare in pensione.
Noi che, non crediamo più nei sindacati; infondo loro hanno contrattato fin troppo e fin troppo male dimenticandosi spesso del bene comune in cambio di una poltrona.
Noi che, siamo accusati di favorire il lavoro nero; già forse è vero, ma la famiglia deve pur mangiare.
Noi che, pensa, oggi mi sono alzato con il pensiero che ancora sto protetto da queste mura, questa sera vado a letto e dormirò con il pensiero che domani potrò finire in strada. C’è tra di noi chi ha preso il mutuo poi ha perso il lavoro, c’è chi pagava l’affitto grazie al lavoro e ora è quasi un delinquente che non rispetta il proprietario e non gli paga l’affitto.
Noi che, ci guardiamo intorno , ancora una volta per capire cos’è il primo maggio senza lavoro.
Noi che, l’ Assessore al lavoro ogni volta che ci vede si sente minacciata, ha timore, sta sulle difensive. Ma perché, mica vogliamo mangiarla? Infondo siamo gente che ha ancora il senso dell’ onestà, e della dignità.
Noi che … anche quest’anno sappiamo che dobbiamo resistere sempre e comunque dal 25 Aprile passato ai tanti futuri .
Noi che ci siamo, che vorremmo dimostrarlo usando mente, mani e schiena, sudando, e tornando la sera a casa stanchi e soddisfati.
Noi che a 59 anni ci hanno licenziati
Noi che a 60 ci fanno fare i corsi di formazione professionale dopo 36 anni di lavoro in edilizia ci vogliono far fare il cameriere di sala.
Noi che a 61 non possiamo andare a lavoro ma nemmeno in pensione.
Noi che…, il lavoro vorremmo continuare a chiamarlo lavoro non Jobs.
Noi che…, ma oggi è il primo maggio? Bella festa del non lavoro!
Noi che…, vediamo cosa cambia il prossimo anno, intanto per questo in corso c’è l’expo e il giubileo.
Qualcuno ha alzato il calice del Libiam ne lieti calici
noi altri “oh mia patria si bella e perduta”.

Risposta ad Andrea Mascia

 

Ciao Andrea,

Ho sentito la notizia. Io e tutti noi del C.L.A.S – LAVORATORI ATTIVI SARDEGNA, Sono e siamo sempre stati dell’ idea che l’attuale ( ancora per poco in vigore ) meccanismo degli ammortizzatori sociali sia la mera vergogna e incapacità di uno Stato e dimostrarsi civile. Vent’anni di ammortizzatori sociali elargiti a manica larga derogando il principio fondamentale che gli stessi dovessero esser utilizzati solo nell’arco di un periodo di transizione. Andrea Mascia, io te, tanti di noi, pensiamo che l’unico modo per crescere sia il lavoro, chi ha avuto la fortuna di averlo e spesso ha rimuginato per dover lavorare anche nei giorni di festa, chi ha avuto la fortuna di crescere professionalmente e umanamente sudando e vivendo la soddisfazione di portare a casa lo stipendio non deve e non può continuare ad accettare tutto questo. Concordo con te, e con chi segue la stessa linea nostra, quando ti poni la domanda – ” ma che paese è l’ Italia ?”. Io da bambina pensavo che fosse il più bel paese del mondo, da adolescente ho provato a capirne le bellezze, da ragazza ho lavorato in ogni dove, ho girato in lungo in largo, per lavoro, la Sardegna. Ho iniziato lavorando in falegnameria, in fabbrica agroalimentare, in campagna per la raccolta di bietole, pomodori, uva. Ho lavorato nella produzione dei nostri formaggi sardi, ho lavorato nella cura e manutenzione del verde, ho lavorato nel settore dei servizi di pulizie, ho lavorato nel settore degli appalti pubblici, ed ogni volta che prendo in mano il mio curriculum e la mia scheda anagrafica di lavoro, mi prende un sussulto di orgoglio e maledico che oggi vuole riformare il lavoro per fasce di età anagrafiche dimenticando che il lavoro è un diritto di tutti ed è dovere dei lavoratori prestare ad esso il massimo impegno. Allora, Andrea, ho pensato e penso tutti i giorni a come sono riuscita a sopravvivere senza il lavoro e alla ricerca affannata e quotidiana anche di poche ore per portare a tavola il pranzo. Capita che non hai più voglia, che ti senti arreso, che se guardi fuori e scorgi dalla finestra della cucina un immensa campagna verde, ripensi che la speranza è qualcosa ancora gratuito ma che tu devi coltivare attivandoti per realizzarla concretamente. Pensi che alla fine due righe scritte sull’importanza del lavoro nella vita dell’uomo non siano solo righe ma un motore che ti spinge ad andare avanti. Allora, “ma che paese è l’italia?”. Ebbene, siamo noi, noi che resistiamo, noi che combattiamo, noi che mettiamo la faccia, ci scontriamo, litighiamo tra di noi e alla fine siamo qua a pensare che tutto non è perso. Forse, in cuor nostro, quando ci arrabbiamo sappiamo che è un punto a nostro favore, è la carica per un mondo migliore. Abbraccio. Antonella 

NON ARRENDERSI MAI, CONTRO OGNI PREGIUDIZIO

di  Antonella  Soddu

In questi giorni sto leggendo tanti commenti contro gli immigrati che provano a attraversare quel mare azzurro, coscienti del pericolo a cui vanno incontro, per trovare serenità e libertà; commenti costellati dagli insulti più volgari e scuse becere per giustificare l’assenza di umana pietà. Ho riflettuto sul commento più ricorrente, secondo cui anziché pensare ai disoccupati italiani disperati, tassati, che perdono la casa, che sono sfrattati e che spesso ricorrono al suicidio, pensano a dare alloggi a zingari e clandestini. Che sensazione di rabbia e impotenza mi assale, insieme a tante domande e riflessioni. Penso alle migliaia di lavoratori che, nella mia isola, da mesi affrontano l’incertezza per il futuro, penso ai mei figli che ogni giorno escono da casa per andare a scuola con il pensiero ( lo so, anche loro vivono quest’angoscia ) che forse al loro ritorno non saremo più in questa casa. Anche noi siamo abusivi: con il lavoro abbiamo perso tutto. Mi guardo intorno, ho finito appena un mese fa di prestare servizio civico nel mio comune di residenza. Poche ore settimanali per 400 euro al mese: avercelo per tutto l’anno, un impiego così. Penso e ripenso da dove possa venire la forza per andare avanti, certo, dall’unione in famiglia, dagli amici, dal pensiero che c’è chi sta peggio di noi. Allora mi viene anche in mente che ci deve esser dell’altro, che ancora non so definire e che spinge un essere umano a provare ogni strada possibile per non soccombere. Fuggire da quest’isola tanto amata ma disperata e inerte? Lasciarsi andare e dire addio al mondo? Oppure fermarsi dinanzi al bivio e riflettere su quale sia la strada giusta. Apro la mia agenda e prendo in mano una lettera, l’hanno scritta un gruppo di lavoratori in mobilità in deroga. Ricordo che ho pianto il giorno che l’hanno letta in pubblico. “Siamo tutti molto stanchi e scoraggiati da questa situazione, divenuta indecente e che dura oramai da mesi, ma tu, con la tua grinta e la tua determinazione ci hai dato uno spiraglio di speranza per cui lottare e per cui alzarci al mattino. Le nostre giornate, cosi lunghe e vane, spesso buie e colme disperazione, hanno iniziato ad assumere un significato diverso da quando seguiamo questo gruppo e questo grazie a te, alle informazioni e ai consigli che ci davi giorno dopo giorno, facendoti carico del fardello pesante, triste e doloroso di migliaia di persone, nonostante anche tu e la tua famiglia abbiate i vostri problemi. Ma non hai mollato, hai portato avanti questa battaglia lottando contro tutto e tutti, come solo tu sai fare. Abbiamo fatto tanta strada da quel lontano settembre 2013, il gruppo è cresciuto, è maturato e sebbene non siamo ancora riusciti ad ottenere quello per cui stiamo combattendo da mesi, siamo riusciti ad avere dei risultati, in particolare quello di far capire alle istituzioni sorde, ipocrite e disumane, che non siamo un branco di disperati senza cervello, che possiamo mangiarci vivi tutti i Lorsignori e non è mica poco. È stata la rivincita di un popolo che seppure senza un euro in tasca, senza un tozzo di pane e ubriaco di disperazione, non si fa mettere i piedi in testa da persone immonde e preserva la propria dignità sempre e comunque. Questa battaglia è diventata per te una sorta di missione e a gran voce ti ringraziamo per la tua disponibilità, per la tua tenacia, per la tua nobiltà d’animo. Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza”.

Ho pensato tante volte di arrendermi, come ogni altro esser umano, spesso si cade vuoto dell’arresa. Poi, riflettendo, devo ancora qualcosa a me stessa, e soprattutto, a tutti i miei colleghi di disoccupazione. La speranza rigenera forza. Chi sceglie di arrendersi ha un malessere dentro sul quale nessuno ha il diritto di sindacare. Chi ha scritto la lettera riportata sopra, è gente che ha scelto di non arrendersi alla disperazione e di lottare per andare avanti, impiegando tempo per capire, informarsi, confrontarsi con le istituzioni, con le comunità di appartenenza, proporre e costruire. Ha scelto di impegnare la mente, per occupare il tempo e le ore che scandiscono le lunghe giornate da disoccupati abbandonati da tutti. Ecco, anche io sono parte di questo branco di disperati, da qualcuno ritenuti senza cervello. Andiamo avanti provando a liberare la mente da brutti pensieri e soprattutto usarla per creare il nostro futuro. Guai ad incolpare altri più disperati di noi della nostra inerzia e della nostra arrendevolezza. “Restiamo Umani”. Volevo tenere per me queste parole di incoraggiamento ma in queste ore credo sia un soffio di speranza renderle note. Grazie a chi non si arrende,contro ogni giudizio e pregiudizio.

documento lavoratori in mobilità in deroga

L’odissea dei lavoratori in mobilità in deroga della Sardegna, ha inizio nell’ottobre  2013 quando prendendo  atto degli evidenti ritardi nei pagamenti delle mensilità spettanti e provando a ottenere info sugli stessi, si sono dovuti scontrare con i muri del silenzio delle istituzioni e degli stessi sindacati in generale. A seguito di un’attenta ricerca sono venuti a conoscenza che conseguentemente un’errata valutazione dei calcoli relativi al fabbisogno, per soddisfare tutti gli aventi diritto, la Ras aveva autorizzato i pagamenti che hanno consentito di soddisfare per circa cinque mila lavoratori l’intero saldo delle mensilità 2013, mentre per circa due mila, i mesi erogati per il 2013 sono stati solo sei. Ne è conseguito che oltre 12 mila lavoratori sono rimasti scoperti. Secondo i dati forniti da Economy2050.it – “LO SFORAMENTO DEGLI AMMORTIZZATORI IN DEROGA – A 2014 già iniziato, ben undici regioni italiane hanno interrotto le autorizzazioni per la cassa integrazione e la mobilità in deroga, alcune ormai da molti mesi. La decisione è stata dettata dalla scarsità delle risorse disponibili: per coprire i programmi in deroga approvati nel 2013, mancano almeno un miliardo e 70 milioni. In sostanza le regioni hanno speso oltre un miliardo di euro in più di quanto lo Stato avesse messo a disposizione.  Per quanto  riguarda la Sardegna, i pagamenti delle CIG sono stati interrotti al 22 ottobre  2013, mentre le mobilità in deroga  al 20  gennaio 2013 – ciò significa che i lavoratori in CIG che hanno inoltrato richiesta entro il 22 ottobre 2013 hanno usufruito dei pagamenti, i lavoratori in mobilità in deroga che hanno fatto richiesta entro il 20  gennaio 2013 hanno usufruito dei pagamenti, chi per tutto il 2013 correttamente, chi per i primi sei mesi del 2013.  La stimma per l’ulteriore fabbisogno per il 2013 si attestava intorno a 16 milioni di euro – al netto del tiraggio medio calcolato all’80% – per le CIG e di circa 105 milioni di euro per le indennità di mobilità in deroga – al netto  del tiraggio medio calcolato all’ 80%. Fatta questa breve premessa, nel corso del 2014 dopo azioni di protesta e vari incontri e richieste d’intervento (i Senatori  Nencini del PSI e il Deputato Lello  Di Gioia presentarono entrambi, ordini del giorno e interpellanze  parlamentari) la RAS riuscì a concludere l’accordo con Governo e Inps che provvedeva la compensazione dell’indennità di mobilità in deroga con il beneficio di sostegno al reddito concesso dalla legge regione L.L. RR.nn. 1, 4 e 27 del 2013.  – Anticipazione RAS – Il trattamento essendo corrisposto dalla RAS a titolo di compensazione – “costrinse” i lavoratori all’impegno di restituire alla Regione Autonoma della Sardegna l’importo lordo corrisposto, esattamente pari alla somma ricevuta comprensiva dell’ IRPEF calcolata al 23%. I lavoratori ricevettero le somme dal Giugno 2014, e solo nel corso  dell’ ottobre  2014 riuscirono ad aver ragione delle somme a saldo delle indennità di  mobilità in deroga 2013 con la grande sorpresa beffa di vedersi decurtare oltre alle somme ricevute a titolo di anticipazione ras anche un ulteriore tassazione irpef al 23% quasi che loro stessi ritenuti responsabile dei ritardi nella ripartizione delle somme da parte del governo.  Da premettere che nel frattempo si andava accumulando l’ennesimo ritardo relativo, il 2014 quand’anche a febbraio 2014 fu aperto il flusso d’invio delle domande relative alla prime concessioni 2014 e alle proroghe delle indennità  di mobilità già concesse.    Successivamente intervenne ed entrò in vigore il decreto interministeriale Poletti – Padoan del 1° agosto   2014 n. 83473 e successiva circolare esplicativa n. 19 dell’ 11  settembre 2014 che ne stabiliva i nuovi criteri di concessione come nello specifico: a) lavoratori che alla data  di decorrenza del trattamento abbiano già beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per almeno tre anni, anche non continuativi – periodo di riferimento – dal 1° gennaio 2014 al  31 dicembre 2014 durata massima consentita 5 mesi nell’arco del periodo, e 5 mesi + ulteriori 3 nell’arco  del periodo per i lavoratori residenti nelle aree di cui al D.P.R. N. 218/1978.   B) lavoratori che alla data  di decorrenza del trattamento abbiano già beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per un periodo inferiore ai tre anni – periodo di riferimento – dal 1° gennaio 2014 al  31 dicembre 2014 durata massima consentita 7 mesi nell’arco del periodo, e 7 mesi + ulteriori 3 nell’arco  del periodo per i lavoratori residenti nelle aree di cui al D.P.R. N. 218/1978. Il decreto interministeriale suddetto non prevede nessuna forma di sostegno al reddito per le persone che gradualmente cesseranno entro il 31/12/2016 di usufruire delle indennità di mobilità in deroga. Dal 1 Settembre  2014 4.039 dei 17 600 lavoratori sardi in mobilità in deroga sono fuori del circuito ammortizzatori  sociali e privi di altre forme di sostegno al reddito .  Con Decreto n. 86468 del 4 dicembre 2014 il Governo sblocca ulteriori 503 ml di euro da ripartire alle regioni . Alla Sardegna vanno 21.641,344 milioni di euro che secondo i calcoli dovevano esser sufficiente a soddisfare almeno una mensilità per tutti. Nella settimana successiva il 4 dicembre è disposto, non si comprende bene da chi, a causa del rimpallo di responsabilità tra RAS e INPS, di disporre i pagamenti nella modalità 2 mesi per le mobilità in deroga 4 mesi.  I pagamenti hanno avuto inizio dal 18/12/2014 e sono cessati per esaurimento risorse il 05/02/2015 coprendo a malapena il 40% degli aventi  diritto. I numeri: 25.719 cassintegrati, 28.500 cassintegrati in deroga, 17.373 i lavoratori in mobilità in deroga. 650 euro è l’importo medio mensile dell’ assegno. Dal 1 Settembre 2014 sono 4.083 i lavoratori fuori per effetto dell’entrata in vigore del decreto del 1  agosto  2014, restano ancora 13.290 lavoratori aventi  diritto. Né gli uni né gli altri hanno a oggi visto soddisfatto il credito nei loro confronti. 202 milioni di euro è la stimma del fabbisogno per la chiusura del 2014, 28 milioni di euro sono i fondi fin ora erogati. Dal 1 gennaio 2015 non è più possibile fare domanda di prima concessione per il lavoratori non appartenenti alle tipologie d’impresa di cui agli ex articoli 2082 e 2083 del codice civile. Potranno usufruire della mobilità in deroga nel 2015 4.749 lavoratori in prima concessione nel 2014, 4.942 in seconda proroga e 3599 in terza proroga .   In tutto questo situazione la disoccupazione continua a esser il problema più citato tra i tanti che affliggono il mercato del lavoro ma appare anche il più frainteso.  Stiamo assistendo negli ultimi  anni a un fenomeno di falsificazione e divulgazione di dati sulla disoccupazione che nessuno vuole far emergere. E’ in atto una vera e propria distorsione dei dati, indotta dai Governi e più in generale da tutta la politica e le parti sociali che vuole far vedere esclusivamente la componente giovanile della disoccupazione. Questa, invece, costituisce solo il 21% del fenomeno, sia in Italia sia nella media UE.   Questa distorsione dei dati impedisce di vedere il 79% dei disoccupati costituita invece da persone adulte. Nessuno spiega come mai a fronte  di un milione e mezzo di persone in cerca di lavoro con più di 35 anni e un altro milione e mezzo tra i 25 e i 34 anni, si faccia riferimento unicamente ai 655 mila giovani senza lavoro, di cui 135 mila di sotto i 20 anni ( quindi in età di scuola  superiore).  E’ inspiegabile il fatto che in Italia si ragioni solo su 1/5   della disoccupazione complessiva costituito, appunto da giovani tra i 15 e i 24 anni mentre non ci si accorge dei 4/5 costituiti da 2, 5 milioni circa di adulti che hanno superato i 25 anni e in larga parte i 35 anni.  In Italia, poi, 770 mila persone disoccupate hanno più di 45 anni. Dunque sono più dei giovani senza lavoro, di cui, verosimilmente sono genitori. ( fonte dati 5° rapporto mercato del lavoro in Sardegna – a cura di Lilli Pruna ) In conclusione l’attuale Governo sembra non voler prendere atto della grave emergenza sociale che consegue l’entrata in vigore dei decreti del 1 agosto 2014 e di quelli attuativi del JOBS ACT recentemente emanati. Sembra, inoltre, non aver intenzione di rispondere alle numerose interrogazioni parlamentari presentati nei mesi scorsi e di recente dal Deputato Michele Piras, a nulla è valsa nemmeno un interrogazione presentata nei giorni scorsi dal Consigliere Regionale Raimondo Perra in consiglio regionale. A oggi oltre 17 mila famiglie sono in attesa di vedersi corrispondere quanto loro dovuto . Il 25 Marzo si terrà a Roma l’ennesima conferenza stato regioni a cui in via del tutto  eccezionale prenderà parte l’ Assessore al lavoro Virginia  Mura la quale tornerà a portare la proposta della RAS di anticipare per il 70% le somme atte al pagamento degli emolumenti, resta da chiarire se con questi anticipi di somme la RAS e lo stesso Governo intendano chiudere definitivamente il calvario 2014, anche se ovviamente ci pare di poter affermare che va apprendosi uno scenario altrettanto drammatico per vedersi riconoscere le spettanze 2015.  In questo contesto il comitato C.L.A.S. , comitato lavoratori attivi Sardegna, intende portare avanti ogni iniziativa civile utile al confronto propositivo e volto alla celere risoluzione del problema, sottolinea altresì la necessità di una rivisitazione del decreto affinché si ovvi all’esclusione di migliaia di famiglie dalle più semplici forme di sostegno al reddito. Concordando sul fatto che negli ultimi anni sono stati elargiti ammortizzatori sociali a manica larga, solo per sottacere le coscienze di chi mai ha provato ad attuare politiche attive del lavoro favorendo, invece, quelle passive.  Il C.L.A.S.,  torna a proporre l’utilizzo dei lavoratori percettori di mobilità in deroga in lavori di pubblica utilità anche con lo scopo di evitare il dilagarsi del lavoro nero complice di dati artefatti sulla disoccupazione e sulla reale situazione di molte piccole imprese .