comunicato stampa clas

C.L.A.S
Comitato Lavoratori Attivi Sardegna
Lavoratori in Mobilità in deroga Sardegna
clas.lavoro@tiscali.it

Comunicato stampa
In riferimento al comunicato stampa diramato nel primo pomeriggio odierno dall’ Ufficio stampa della RAS seguito alla convocazione del “ Tavolo partenariale sugli ammortizzatori sociali in deroga.” Il C.l.a.s. – comitato lavoratori attivi Sardegna – prende atto della relazione del Dottor Pizzicaroli – direttero regionale Inps Sardegna secondo cui “è emerso tuttavia un dato critico: circa il 25% dei beneficiari non ha presentato la richiesta all’Inps, e le percentuali più alte sono concentrate nella province di Nuoro e Sassari, con circa il 40% dei potenziali beneficiari, e nel Sulcis dove la percentuale di coloro che non hanno fatto richiesta è del 35% circa. Ovviamente i dati sono riferiti a quanti non avevano ricevuto nessuna indennità relativa all’anno 2014.” Prende altrettanto atto delle dichiarazioni conseguenti dell’ Assessore Mura secondo la quale –“Un dato preoccupante che non può essere considerato fisiologico, e a cui bisogna porre rimedio al più presto invitando i lavoratori a presentare la domanda, per scongiurare il rischio della perdita del diritto al beneficio. Attiveremo pertanto modalità di informazione più incisive, anche con il supporto dei sindacati, che in questa fase hanno un ruolo di fondamentale”. Il CLAS tiene a precisare di aver più volte fatto presente all’Assessore Mura, nella forma verbale e scritta ( come da risultanze documentali ) del grave atteggiamente di mancata comunicazione da parte delle OO.SS. dei lavoratori della necessità di dover inviare all’ INPS le domande di mobilità in deroga online attraverso la compilazione e l’invio online del DS-21 . Questo dopo aver più volte riscontrato che molti lavoratori non ne erano stati adeguatamente informati. Ricordando che in occasione dei pagamenti a saldo delle mensilità relative il 2013 avevamo riscontrato che una percentuale di lavoratori non avevano percepito in quanto non avevano inviato appunto la domanda. Analoghi disaggio a carico dei lavoratori si sono altrettanto verificati anche per quanto concerne il pagamento degli assegni famigliari causa il mancato contestuale invio al ds-21 della della domanda anf. Tale increscioso fatto si è ripetutto quando a novembre del 2014 sono state emesse le determine di concessione e proroga. Tanti lavoratori non sono stati avvisati dai caf e dai patronati delle OO.SS. e risultano oggi scoperti. Infine specifichiamo di aver più volte sollevato il caso della tassazione al 23% e di aver messo a disposizione anche dell’ assessorato al lavoro i fac-simile di lettera interpello ordinario e domanda ricalcolo e rimborso trattenute irpef. Tutto ciò senza esitto di interessamente alcuno ne da parte del’assessorato stesso ne da parte delle OO.SS. Pertanto appare inverosimile la dichiarazione dell’ Assessore Mura secondo cui – “Attiveremo pertanto modalità di informazione più incisive, anche con il supporto dei sindacati, che in questa fase hanno un ruolo di fondamentale”.
Cagliari, lì 24/07/2015
CLAS
Antonella Soddu
(PORTAVOVE REGIONALE)

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IO, EX LAVORATRICE AL C.A.R.A.

di Antonella Soddu
“Voglio parlare, dire la mia.Voglio farlo, dopo aver visto la tenera e allo stesso tempo drammatica immagine di quella bimba migrante in braccio al papà con stretto il mano il suo orsacchiotto. Voglio parlare, dire la mia, per tutti quelli che non sanno e non immaginano eppure condannano, sentenziano, emarginano, in nome di qualcosa che non esiste; il diritto di venire prima degli altri”. Esordisce cosi, A. E. 55 anni, ex dipendente di una cooperativa sociale che fino a 5 anni fa ha lavorato presso un C.A.R.A. del sud Italia. “Non faccio retorica se dico – ho visto cose che voi umani … – oggi sono disoccupata, a 55 anni non è molto facile trovare un lavoro. Quando si esce dal giro ad un età cosi avanzata, allora avevo 50 anni, poi non si più considerati forza lavoro. E alla fine subentrano tante sensazioni contrastanti. Rabbia, delusione, impotenza, a volte anche rassegnazione”. Sentimenti e emozioni che emergono anche attraverso la voce pacata dei A.E., dai sui occhi lucidi quando ricorda la mamma recentemente scomparsa. “Ho perso il lavoro, e non riuscendo più a pagare l’affitto sono dovuta tornare a casa di mia mamma. Abbiamo cercato di aiutarci a vicenda. Poi, cinque mesi fa, mamma è mancata”, s’ interrompe, le lacrime solcano il visto provato di questa donna cui è rimasta ancora la dignità per dire: “Non ho ancora realizzato il dolore, sento solo un grande vuoto. Non chiedo molto, solo aver un lavoro per poter mangiare, pagare le tasse, tornare a casa e poter dormire la notte senza il pensiero fisso che forse domani potrei trovarmi in strada”. Ma A. E. , vuole parlare anche della sua esperienza di lavoratrice al C.A.R.A. e ci racconta che vedendo le immagini di quella bimba che ha perso la mamma, la prima cosa che le è venuta in mente è stata:”Mi sento persa io che ho 55 anni, non oso pensare al pianto di quella creatura che chiama incessantemente “mamy”. A. continua: “La gente a volte mi chiede ‘perché li difendi, portali a casa tua magari lo Stato ti paga un affitto e stai sicura’ . Sono quelle persone che, o non hanno conosciuto nemmeno uno dei mille volti della sofferenza, oppure pensano e parlano di cose che non conoscono”. Le chiediamo di raccontarci quello che i suoi occhi hanno visto: “Gente che arriva qui solo perché una nave li recupera poi vengono smistati come fossero pacchi postali. Sono uomini, donne e bambini come noi. Sa, lei forse non immagina l’enorme giro che ruota intorno a questi centri. Per esempio la cooperativa dove lavoravo io aveva la gestione del centro in subappalto. La cooperativa madre era la stessa che gestiva il più grande centro italiano. Per far quadrare i conti tagliavano su tutto ma sopratutto su quello che doveva andare ai migranti. Le faccio un esempio banale. Ha presente il sapone di Marsiglia, quello per lavare il bucato a mano? Ognuno dei migranti aveva diritto ad un mattoncino di sapone, invece questo veniva diviso in quattro parti. Non bastava. Il cibo era quasi tutti i giorni la stessa cosa, o riso in bianco condito con della margarina: nemmeno burro, margarina. Pasta in bianco o al sugo con ragù. Loro non mangiano carne, perché voler imporgliela? Persino i prodotti per l’igiene intima erano ridotti a meno dello stretto necessario. Per non parlare dei 5 euro al giorno che molti dicono intascano. Fosse davvero cosi! Glielo assicuro. E’ esattamente il contrario. Provate a vivere anche solo una settimana là dentro, chiusi in un posto da cui non sai se uscirai domani o fra un anno, vediamo quanti di noi resistono più di due giorni senza andare fuori di testa. Poi, c’è da precisare una cosa. Etiopi, Siriani, Eritrei, Nigeriani, Somali, loro sì sono liberi di uscire. Dopo tutte le procedure per la richiesta dello status di profugo o di rifugiato possono entrare e uscire dal C.A.R.A. Diversa è la posizione di Algerini, Tunisini e Marocchini. Questi sì andrebbero controllati subito. Specialmente i tunisini spesso sono loro stessi, per esempio, a gettar via i documenti per non esser identificati e in molti casi esser rimpatriati. Ma, mi lasci dire anche che i furbi e delinquenti non hanno una carta d’indentità specifica; sono in ogni dove”. Ascoltiamo A. pensando che non avrebbe motivo per prendere le difese di queste persone. Un pò come molti anche lei potrebbe dire: “La casa prima agli italiani, poi a loro se ne restano”. No, A. dice di non accettare questo genere di discriminazioni: “Io ho perso il lavoro per un cambio di gestione del centro. Sa, come ho detto prima gli interessi son molti, si prende l’incarico a prezzi stracciati, i conti non tornano e quando cominci a chiedere adeguamenti allora basta una telefonata e come per magia il lavoro passa ad un altra cooperativa. Oggi al posto della cooperativa dove io lavoravo c’è una cooperativa che fa capo ad una grossa organizzazione di volontariato. Si lucra anche su questo. Ecco, dovremmo con convinzione protestare per scoperchiare questi coperchi di pentole lucrative. Allora, perché io per mancanza di commesse sono stata licenziata, devo scagliare la mia rabbia su altri esseri umani che colpe non hanno se non quelle di esser nati nel posto sbagliato della terra e di esser arrivati in uno che bene che vada li sopporta ma basta che non li veda?” Siamo precipitati tutti nel vortice dell’intolleranza e, come dice A. E.: “Ieri la nostra situazione economica non la vedevamo traballare, per questo “non ci davano fastidio”. Forse non ci siamo resi conto o non abbiamo voluto vedere arrivare la crisi, per questo gli immigrati, per esempio in spiaggia, nei parcheggi degli ospedali o in quelli dei centri commerciali, ci erano quasi indifferenti. Anzi, io sono certa che spesso in spiaggia, per esempio, li abbiamo pure chiamati: “Mustafà, vieni, quanto costa questo, quanto costa quello?” e in tanti casi abbiamo pure riso a parlar loro in dialetto stretto e/o magari insegnar loro anche qualche parolaccia.” Oggi ci danno fastidio. O forse ci da fastidio prender coscienza di esser intolleranti e spesso senza cuore. Non è buonismo quello di A.E., potrebbe esser cattiva, ma conosce e sa cosa significa la sensazione di esser senza lavoro, senza soldi, con un futuro incerto: “Ma non è su questa povera gente che devo sfogare la mia rabbia”. Cos’altro aggiungere. Ascoltarla in silenzio mentre parlava, vi assicuriamo, lascia un sapore amaro in bocca; pensi a mafia capitale e hai la consapevolezza che fino a ieri tutti sapevano ma conveniva zittire e il “voglio dire la mia” di questa donna, per favore, siano di monito a coloro che lucrano sulla vita umana in qualunque parte del mondo.

REDDITO DI CITTADINANZA E REDDITO MINIMO GARANTITO

di  Antonella  Soddu

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La polemica che ruota intorno alla proposta del M5s sul reddito di cittadinanza, rischia di ingenerare confusione. Non vogliamo credere che tutti, a cominciare dai ferventi proponenti, mirino appunto a confondere volutamente le due cose e allo stesso tempo giocare a fare il lavaggio dei cervelli di cittadini disperati. Sarebbe scorretto in tutti i sensi. Proviamo a capire meglio. In tutto il mondo il cosiddetto reddito di cittadinanza è in vigore solo nelle Stato dell’ Alaska, negli Stati Uniti; Viene erogato a tutti, indipendentemente se uno il lavoro l’ha meno, anche a chi è ricco. Ciò detto, onde evitare di fare le solite cantilene e provare a rendere credibile e percorribile la cosa, meglio sarebbe chiamare questa “cosa” che si vorrebbe realizzare in Italia, con il suo vero nome di battesimo. Quindi, “reddito minimo garantito”. Ci sono sostanziali differenze: Reddito di cittadinanza. E’ una misura legata all’unico requisito dell’essere cittadini, non a quello di essere disoccupati e nemmeno a quello di essere poveri. Reddito Minimo Garantito. E’ per tutti coloro che sono alla ricerca del primo impiego, coloro che non hanno la possibilità di accedere al sussidio di disoccupazione, o perché non in possesso dei requisiti minimi, o per tipo di contratto di lavoro. Ora vediamo quali sono i paesi ove è applicato il reddito di cittadinanza e quelli in cui è applicato il reddito minimo garantito. In tutta Europa esiste il “reddito di base” – meglio noto come “ reddito minimo garantito”. Il Reddito minimo garantito non è attuato solo in Italia, Spagna , Grecia e Portogallo. Nel 1992 l’UE ha invitato tutti gli stati membri ad adeguarsi a chi aveva già introdotto il reddito di base nelle proprie politiche di Welfare. La delibera 92/411 di fatto impegnava gli Stati ad adottare misure di garanzia di reddito. Piccola nota rilevante l’Italia pur non essendo tra gli Stati che hanno introdotto il reddito minimo garantito ha una piccola nota che emerge. Infatti la Regione Lazio prevede un sussidio di circa 600 euro mensili per coloro che, tra i 30 e i 44 anni, ha un reddito annuo inferiore agli 8000 euro. Chiusa questa parentesi, vediamo gli Stati in cui è introdotto il – “Reddito di base”.

– in Belgio è attivo il Minimax, una rendita mensile di 650€, rilasciata a titolo individuale, a cui può avere accesso chiunque;

– In Lussemburgo è attivo il Revenu Minimum Guaranti, un reddito individuale che si aggira intorno ai 1100€ e che si ottiene fino al raggiungimento di una migliore condizione economica .

– in Olanda esiste il Beinstand, rilasciato a titolo individuale, che si accompagna a tutta una serie di sostegni per affitti, trasporti e accesso alla cultura. Esiste inoltre un’altra forma di reddito minimo di 500€, il Wik, garantito agli artisti per poter permettere loro di creare in libertà senza troppi oneri economici.

– In Austria c’è il Sozialhilfe (letteralmente “aiuto sociale”) affiancato a diverse coperture delle utenze quali elettricità, gas e affitto ed altri aiuti economici per il cibo.

– In Norvegia è presente il “reddito di esistenza” (già il nome è significativo ) si tratta di un contributo mensile di 500€, elargito individualmente, che si integra a coperture dell’affitto e dell’elettricità.

– In Germania esiste l’Arbeitslosengeld II, rilasciato a tutti coloro, di età compresa tra i 16 e i 65 anni, che non hanno un lavoro o appartengono a fasce di basso reddito. Si tratta di un rendita mensile di 345€, che di per sé non è elevata, ma si integra alle coperture dei costi di affitto e riscaldamento. Questa rendita inoltre è illimitata nel tempo e viene garantita non solo ai cittadini tedeschi, ma anche, notare bene, agli stranieri con regolare permesso di soggiorno.

– In Gran Bretagna, paese precursore per quel che riguarda il sostegno al reddito, sono garantiti diversi interventi che permettono ai meno abbienti di poter avere un tenore di vita discreto. L’Income Based Jobseeker’s Allowance è una rendita individuale illimitata nel tempo, che varia dai 300 ai 500€, rilasciata sempre a titolo individuale a partire dai 18 anni di età a tutti coloro i cui risparmi non raggiungono i 12775€. Viene inoltre garantita la copertura dell’affitto (Housing benefit) e vengono rilasciati assegni familiari per il mantenimento dei figli. Sempre per quanto riguarda i figli e la loro educazione c’è l’Education Maintenance Allowance, un sussidio rilasciato direttamente ai ragazzi per coprire le spese dei loro studi. Infine c’è l’Income Support, un sussidio di durata illimitata, garantito a chi ha un lavoro che ammonta a meno di 16 ore settimanali.

– Francia. Il Revenu Minimum d’Insertion o Rmi è stato adottato dal 1988 (ma si pensi che non è tra i primi, Gran Bretagna e Germania ci avevano già pensato negli anni ’70), si ottiene dai 25 anni in su e consiste in un’integrazione al reddito di circa 425€ se si è single, 638,10€ se si è in coppia (e si sottolinea coppia, intesa in maniera laica), 765,72€ se la coppia ha un figlio, 893,34€ se ne ha due, più 170€ per ogni altro figlio. Le coppie con almeno un figlio hanno diritto poi alle Allocations Familiales, valide fino al compimento del 21° anno di età del figlio. Per ogni nato, bimbo adottato o in affido c’è la Prestation d’Accueil du Jeune Enfant (Paje), che varia dai 138 ai 211€ mensili. Sempre per ciò che riguarda i figli, alle famiglie con bimbi o ragazzi in età scolare e che non superano una determinata fascia di reddito, viene assegnata l’Allocation de Reintrée Scolaire, un sussidio d circa 247€ destinato all’acquisto del materiale scolastico.

In conclusione possiamo certamente affermare che sia importante, anche in Italia, inserire nelle politiche del welfare il “reddito di base”, come peraltro chiesto dall’ UE a tutti gli Stati Membri. Con la condizioni imprescindibile di coniugare allo stesso l’obbligo di accettare qualsiasi offerta di lavoro. Infine un’ ultima sottolineatura o meglio rimprovero a tutte quelle 19 regioni italiane che non hanno seguito il buon esempio della Regione Lazio che nonostante Belsito evidente qualcosa è riuscita a fare.

Svimez 2014. Allarmanti i dati sulla Sardegna

di  Antonella  Soddu

Secondo  i  dati emersi dalla  rilevazione del rapporto SVIMEZ 2014 – Associazione per lo sviluppo  dell’industria nel Mezzogiorno – presentato  nell’ottobre 2014 a Roma, continua a registrarsi per la Regione Sardegna una tendenza fortemente negativa. Rispetto il 2013, nel 2014  si è registrato una diminuzione del Pil pari al 4,4%, perdendo complessivamente negli anni di crisi dal 2007 oltre il 13 per cento di prodotto, tasso di natalità inferiore di due punti percentuale rispetto al tasso di mortalità, ripresa delle emigrazioni con un saldo migratorio (-1,2 per cento), occupazione diminuita del 7,3 per cento nel biennio 2012-2013, tasso di disoccupazione ufficiale pari al 17,5% (nell’ultimo trimestre 2014 si attestava al 18,3%, tasso poi  cresciuto  di  3 punti  nei primi 3 mesi  del 2015 ) con tasso di disoccupazione giovanile (giovani con meno di 24 anni) pari al 54%, un aumento della percentuale di laureati emigrati (21,6 per cento) e un tasso di dispersione scolastica pari al 25 per cento, percentuale di famiglie povere pari al 24,8 per cento, saldo fortemente negativo nell’immediato, ma con una pesante tendenziale conferma per quel che concerne il numero di cessazioni di imprese, procedure fallimentari e aziende avviate alla liquidazione.

In  questo  contesto  di  collocano  i 26.763 lavoratori  sardi, di cui  9.494 in  CIG e 17.269 in mobilità in deroga, che  ancora  ad  oggi  attendono i pagamenti delle mensilità dovute relative il 2014. Allo stato attuale i pagamenti sono fermi ai 2 ratei  percepiti  tra dicembre 2014 e gennaio 2015 di cui hanno potuto usufruire solo il 40% degli aventi diritto. Il  60% di  essi si è collocato nella lista  dello  stop imposto dall’Inps lo scorso  5  febbraio 2015 a causa dell’esaurimento dei fondi. Nel corso  del  2014 il governo ha assegnato risorse  corsi  come  segue:

1) 17.313.000 euro (decreto ministeriale 6 agosto 2014),

2) 21.641.000 euro (decreto ministeriale 4 dicembre 2014

Da sottolineare che con i primi riparti fondi è stato possibile porre in essere i pagamenti relativi il saldo delle spettanze  2013. Emerge  per che per  consentire i pagamenti  relativi il  2014  occorrano 179 milioni di  euro. Solo 55 milioni di euro, sono, invece, i  fondi   destinati alla  Sardegna come si evince  dal recente (8 maggio 2015)  decreto interministeriale – ministri Poletti e Padoan – che consentirà il pagamento di ulteriori tre/quattro mensilità rendendo ancora necessario il reperimento di circa 130 milioni di euro: tali risorse potrebbero essere recuperate considerato che la delibera Cipe 30 giugno 2014, n. 21, nel disporre meccanismi di disimpegno automatico e sanzionatori a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2007-2013, ha disposto a carico della regione Sardegna, una decurtazione pari a circa 107 milioni di euro, derivante dall’applicazione di misure sanzionatorie nella misura del 10 per cento, per un importo di circa 24 milioni di euro, e nella misura del 15 per cento, per un valore pari a circa 83 milioni di euro, su interventi che hanno fatto registrare ritardi nell’assunzione delle obbligazioni giuridicamente vincolanti e che la sopra citata delibera Cipe n. 21 del 2014 ha disposto il finanziamento degli «ammortizzatori sociali in deroga», per un importo pari a 100 milioni di euro, a valere sulle decurtazioni operate dalla stessa, e che tali risorse sono confluite tra le fonti generali di finanziamento dei decreti ministeriali di assegnazione delle risorse alle regioni e che al netto delle finalizzazioni operate dalla suddetta delibera Cipe n. 21 del 2014, risulta, quindi, la disponibilità per successive finalizzazioni per un importo complessivo di 182 milioni euro, tra i quali è moralmente indispensabile prevedere la copertura del fabbisogno della cassa integrazione guadagni in deroga nell’isola.

In  tutto questo contesto si colloca il recente provvedimento assunto dalla  RAS – Modifiche alla legge regionale 6 maggio 2015 (non ancora pubblicata sul B.U.R.A.S.) – Modifiche all’articolo 2 della legge regionale n. 17 del 2013 (Ulteriori disposizioni urgenti in materia di lavoro e nel settore sociale). Autorizzazione di spesa per l’anticipazione degli ammortizzatori sociali in deroga,  che mette  a disposizione ulteriori  50  milioni  di euro  che andranno a sommarsi ai  55 milioni di euro, appunto,  ripartiti  con il decreto  n. 89936  dell’8 maggio 2015. Cifra che  si  va  a sommare ai 52 milioni di euro, anticipati come anticipazione RAS sussidio in compensazione della mobilità in deroga 2013, non ancora rientrati nelle casse regionali. 100 milioni di euro, in totale, dunque, che devono necessariamente rientrare.

I CAF NON TEMONO LA SFIDA DIGITALE

di  Antonella  Soddu

Naspl, Asdi, Dscol. Altolà, fermi tutti. Ecco qua, l’ultima prelibata pietanza servita da caf sindacati e patronati a discapito dei lavoratori disoccupati. Volendo, però, si può richiedere all’ INPS di zona il codice pin dispositivo, accedere direttamente alla propria piattaforma digitale e procedere all’invio online di domande varie. Come quelle, appunto, degli ammortizzatori sociali.

 

Ciò detto, questa mattina io e una collega abbiamo visitato le nostre piattaforme Inps per capire come poter inviare la domanda Naspl. Sorpresa: “Un disoccupato, su apposito modulo Inps, può decidere di far accreditare una quota del proprio assegno a favore del sindacato.”

Ci sorge spontanea la domanda: se la trattenuta sindacale va a favore di una categoria, ne deriva che è stata fondata quella dei disoccupati?

La “donazione”, ovviamente non è obbligatoria, ma sembrerebbe assurdo chiedere soldi a chi ha perso il lavoro. Provate a pensare a tutti i lavoratori che non avendo molta dimestichezza con il pc o che comunque sono poco inclini alle innovazioni tecnologiche (dovrebbero recitare un mea culpa) si affidano completamente ai servizi degli enti “no profit” (cosi sono classificati i sindacati) che poi incassano il denaro.

Perciò, torno a dire, se sono disoccupata, a quale categoria sono destinati i miei soldi? A quella statale, di modo che cosi pagherei parte dello stipendio di Segretari nazionali ? Ma fateci il piacere !

A tale proposito in questi giorni stavo pensando al significato della parola sudditanza; mi sono venuti in mente gli adulti che hanno perso il lavoro e/o comunque lottano per non perderlo.

A 60 anni non sempre è facile ribellarsi a certi schemi come quello, appunto, della sudditanza sindacale. Bisogna ammettere che ad alcuni l’età non consente altre scelte se non quella della completa fiducia nei sindacati. Purtroppo è cosi in molti casi. Si ha paura di cambiare strategia, si teme il mutamento.

“Non partecipi = non sarai fra i primi ad essere reinserito”. E non ditemi che i sindacati queste cose non le fanno. Forse non tutti; la maggior parte si.

Altro nodo cruciale è sfiducia. Tanti sfiduciati però sono anche pigri nel documentarsi: un male, questo, che spesso assale anche i giovani, che si suppone conoscano almeno le nozioni base per l’utilizzo del pc.

Ne siamo certi? No. Forse. Ni. Pochi si a risposta. Per citare un esempio, ieri a un’amica che mi domandava se c’era qualche lavoro in giro, ho risposto di controllare le posizioni del Sardinina job Day. Mi ha subissata di domande sui requisiti, età, su posizioni ecc. Clicca sul link,le ho detto. Leggi con calma e troverai tutte le risposte.“No, troppo complicato”, ha detto. “Mi conviene andare dal sindacato. Faccio prima”. Questa mattina sul mio cellulare è arrivato un suo sms “Ciao, grazie; ieri sono andata al caf del mio sindacato. Mi hanno detto che è ancora tutto in alto mare, che loro non sanno nulla. Mi faranno sapere.” Ma che c’entra il sindacato, rispondo, è al CSL – centro servizi lavoro – che devi andare. Vai li è dici di esser nell’elenco dei soggetti destinatari di bonus occupazionali flexicurity. Ti devi semplicemente registrare sul sito di Sardegna tirocini. Tutto qui. Ed è un operazione gratuita che puoi fare online da casa o recandoti presso i CSL. Morale della favola, tra i Pierino del Pc e i pigri, si delega volentieri. Io faccio tutto online, uso il mio bel pin dispositivo.

 

Presentati a Cagliari il FES 2007/2013 e POR Sardegna. Inaugurato anche il nuovo CSL di Sant’ Elia e i social bus.

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Di Antonella Soddu
Partita stamane da Cagliari la campagna informativa FES 2007-2013, POR Sardegna che include anche il progetto Flexicurity. Con la Flexicurity l’Assessorato del Lavoro della Regione Sardegna punta anche al reinserimento lavorativo di soggetti deboli, in particolare dei lavoratori espulsi dal bacino della mobilità in deroga. La misura punta a garantire un adeguato livello di sicurezza sociale, con la presa in carico dei lavoratori, e con un sostegno al reddito, condizionato alla prestazione di un tirocinio in azienda, finalizzato all’assunzione, che potrà essere preceduta da un adeguamento delle competenze del lavoratore. L’evento odierno, voluto dalla Regione Sardegna e dall’Assessorato al lavoro, è il primo di dieci eventi in programma su tutto il territorio sardo, inoltre, in concomitanza con la campagna di promozione partita appunto oggi, è stato inaugurato anche il CSL di Sant’Elia. Presenti il Presidente Pigliaru, l’Assessore al Lavoro Virginia Mura, il Sindaco di Cagliari Massimo Zedda, il direttore generale dell’Assessorato e autorità di gestione del POR-FES dottor Eugenio Annichiarico, il direttore dell’agenzia regionale al lavoro Massimo Temusi. Tutti hanno preso parte al moderato dal giornalista Giuseppe Meloni, avente come tema argomenti di stretta attualità legati al mondo del lavoro, alla Por, ai bandi attivi e quindi alle politiche attive del lavoro quali, Flexicurity, programmazione regionale del FES relativo il 2014/2020. Nel corso degli eventi in programma sarà, inoltre, possibile usufruire dei servizi del “Social Bus” che, nello specifico, rappresenta un vero e proprio ufficio multimediale itinerante che fornirà al pubblico tutte le informazioni e il materiale sui progetti realizzati e realizzandi in materia di occupazione, formazione, istruzione e inclusione sociale. Il social bus farà cinquanta tappe su tutto il territorio sardo. Nel corso del dibattito è stato rilevato che nel contesto della programmazione del FSE – Fondo sociale europeo – la Sardegna è tra le regioni più virtuose, tra le prime in Italia ad aver ricevuto l’approvazione in via definitiva del POR-FES 2014/2020 da parte della Commissione Europea. La Sardegna, dunque, è nelle condizioni di poter utilizzare nell’arco dei prossimi sette anni risorse per importi dai 444 milioni di euro agli 800 milioni. “Particolare attenzione – ha osservato l’Assessore Mura – sarà rivolta all’accesso al lavoro alle persone inattive, in cerca di prima occupazione, ai disoccupati di lunga durata, e alle persone ai margini del lavoro”. L’esponente della giunta Pigliaru ha poi proseguito – “la flexicurity sarà rivolta al ricollocamento al lavoro dei circa quattro mila lavoratori che dal primo settembre 2014 sono fuori dal circuito degli ammortizzatori sociali in deroga”. Lo stesso Presidente Pigliaru ha poi voluto sottolineare che saranno investite risorse pari a circa 170 milioni di euro a favore di progetti rivolti ai lavoratori delle imprese e degli stessi imprenditori perché lo sviluppo passi attraverso tutti quegli elementi del processo produttivo e – ha poi concluso – non di meno rilevanza saranno gli interventi previsti nel settore dell’inclusione sociale – 81 milioni di euro, nell’istruzione – 155 milioni di euro, perché abbiamo come obiettivo, tra le altre cose, quello di ridurre l’abbandono scolastico che sappiamo quanto sia alto in Sardegna.

Noi che il primo maggio…

di  Antonella  Soddu11203218_636310613137898_2489480504310567460_n

 

Noi che, il primo maggio siamo già svegli alle 6 del mattino. Eppure il lavoro non c’è.
Noi che, il primo maggio ci soffermiamo ai ricordi del lavoro come “un drogato è soltanto malato di nostalgia” ( cosi diceva una canzone di Renato Zero )
Noi che, il primo maggio -“ti ricordi quella volta che si rupe il nastro portante della lavatrice lavabottiglie e dovemmo lavarle tutte a mano per assicurare i vuoti alla produzione?”
Noi che, il primo maggio alla fine era qualcosa che ci lasciava quasi indifferenti, tanto il lavoro l’avevamo e la gita fuori porta era assicurata.
Noi che, il primo maggio non abbiamo mai visto il concertone a Roma.
Noi che, -“mamma, due euro per il panino per merenda a scuola” – “fai cosi, stai a casa oggi.”
Noi che, se andiamo in panetteria, in macelleria, al supermercato, al centro commerciale, alla farmacia non possiamo certo pagare con le riforme costituzionali.
Noi che, ci hanno costretti a 20 anni di ammortizzatori sociali elargiti a manica larga solo per tacere le coscienze degli incappaci e favorire il clientalismo.
Noi che, preferiamo sbagliare stando dalla parte dei lavoratori piuttosto che fare bene contro di essi.
Noi che, “cavolo, questa settimana inizia la riduzione di potenza corrente elettrica”.
Noi che, perchè a 40 anni mi devono chiamare inutile? Troppo vecchio per lavorare, troppo giovane per andare in pensione.
Noi che, non crediamo più nei sindacati; infondo loro hanno contrattato fin troppo e fin troppo male dimenticandosi spesso del bene comune in cambio di una poltrona.
Noi che, siamo accusati di favorire il lavoro nero; già forse è vero, ma la famiglia deve pur mangiare.
Noi che, pensa, oggi mi sono alzato con il pensiero che ancora sto protetto da queste mura, questa sera vado a letto e dormirò con il pensiero che domani potrò finire in strada. C’è tra di noi chi ha preso il mutuo poi ha perso il lavoro, c’è chi pagava l’affitto grazie al lavoro e ora è quasi un delinquente che non rispetta il proprietario e non gli paga l’affitto.
Noi che, ci guardiamo intorno , ancora una volta per capire cos’è il primo maggio senza lavoro.
Noi che, l’ Assessore al lavoro ogni volta che ci vede si sente minacciata, ha timore, sta sulle difensive. Ma perché, mica vogliamo mangiarla? Infondo siamo gente che ha ancora il senso dell’ onestà, e della dignità.
Noi che … anche quest’anno sappiamo che dobbiamo resistere sempre e comunque dal 25 Aprile passato ai tanti futuri .
Noi che ci siamo, che vorremmo dimostrarlo usando mente, mani e schiena, sudando, e tornando la sera a casa stanchi e soddisfati.
Noi che a 59 anni ci hanno licenziati
Noi che a 60 ci fanno fare i corsi di formazione professionale dopo 36 anni di lavoro in edilizia ci vogliono far fare il cameriere di sala.
Noi che a 61 non possiamo andare a lavoro ma nemmeno in pensione.
Noi che…, il lavoro vorremmo continuare a chiamarlo lavoro non Jobs.
Noi che…, ma oggi è il primo maggio? Bella festa del non lavoro!
Noi che…, vediamo cosa cambia il prossimo anno, intanto per questo in corso c’è l’expo e il giubileo.
Qualcuno ha alzato il calice del Libiam ne lieti calici
noi altri “oh mia patria si bella e perduta”.