Delinquenti. Punto e basta.

di  Antonella  Soddu11182087_636456029790023_1088359111358210254_n

Questa gente non manifesta. Questa gente è violenta, punto e basta. Ho visto le dirette poco fa. Lancio di pietre, fumogeni, bombe carta, auto date alle fiamme, vetrine imbrattate. L’arresto in diretta di un giovane dal volto coperto, che tentava di opporre resistenza continuando a lanciare contro tutto e tutti quel che ancora aveva in mano. Queste azioni non si chiamano proteste. Si chiamano atti di vandalismo vigliacco. Punto e basta. Mi vengono in mente due cose; di appena pochi giorni fa gli arresti di alcuni balck bloc francesi a cui sono stati trovati ogni sorta di oggetti utili per scatenare la guerriglia urbana. Arresti. Processati e liberati con l’obbligo di abbandonare il territorio nazionale entro dieci giorni. Sbagliato. Andavano caricati sul primo pulman, scortati a casa loro e affidati alla giustizia del loro paese. Subito senza indugi. Chi ci dice che questi teppisti, liberi di circolare nel nostro paese per ancora 10 giorni giorni, non si siano, oggi, di nuovo infiltrati tra i loro simili senza ritegno ? Ricordo i tifosi della Roma approdati in pulman in Olanda dopo i fatti incresciosi che hanno visto assaltata la Barcaccia del Bernini. Lì sono stati accolti dalla polizia olandese, verificate le generalità, accompagnati allo stadio e seguiti passo, passo. I più facinorosi rispediti al mittente dopo esser stati tenuti alcune ore nei posti di polizia. Questo si chiama garantire ordine pubblico. Anche se in effetti le pecore nere fuori dal loro recinto si comportano come il gregge delinquente. Quel che è avvenuto oggi a Milano è l’esempio di cosa non deve avvenire se ci fosse maggiore attenzione alla prevenzione, e sopratutto, vorrei capire, se la minore prevenzione non sia invece il frutto del timore di un opinione pubblica che spesso si sofferma a condannare le forze dell’ordine impegnate nell’assolvere il loro dovere. Pochi giorni fa una mamma di Baltimora ha riconosciuto in TV il proprio figlio intento a lanciare pietre e quanto gli passava tra le mani. E’ scesa giù, l’ha trovato e ha scagliato sul ragazzo le botte di santa ragione. Due commenti ho trovato interessanti; uno -“le botte contro la violenza. Si è chiesta la mamma di Baltimora se il comportamento di suo figlio non siano il frutto della violenza che lei usa come educazione?” Andando avanti e scorrendo tra i vari commenti, ne ho trovato un altro -“provate a pensare se il Signor Giuliani avesse fatto la stessa cosa con il figlio.” La risposta tra i due commenti è che non sempre le botte sono diseducative. Quando occorre, e nel caso di Baltimora sono servite eccome, si torni a usarle e forse, anche il 17enne arrestato oggi a Milano ne vorrebbe parecchie.

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Dove arriveremmo di questo passo ?

di  Antonella  Soddu

Genitori  che  difendono  a spada  tratta  i propri  figli  che  hanno commesso  atti  di bullismo, striscione  deplorevoli  negli  stadi, cori  che con il  tifo  nulla hanno  a che  fare, l’attentato  ultrà contro   un pulman  di  una  squadra  di calcio, etc.  Dove arriveremmo di questo passo?  E  sopratutto  possiamo mettere  tutti  questi  fatti  sullo  stesso piano?  Si, nel momento  in cui   i primi  si soffermano  a  fare i conti  sulle  spese  scolastiche sostenute  per  consentire ai  propri   figli  un adeguato grado  di  istruzione  e che  andranno persi  causa  la  sospensione e il   4  in condotta. Difendono  l’investimento  materiale    ovviando  di  pensare   che  quell’investimento, nel momento  in cui  non insegna   che il rispetto  per  gli altri  va oltre  ogni spesa materiale, che le  azioni  di  vigliaccheria  a danno  dei più deboli,  sono  in taluni casi  la  diretta  concausa  di futuri  striscioni offensivi  e lesivi  dell’onore e il decoro  di  altre  persone,  che lo sport  non è una  guerra, che il  teppismo non è tifo  ma    frutto di  cattivi esempi.     Qualcuno  ricorda  la  recente  decisione del  governo  greco  di sospendere    a tempi  indeterminato  tutti i campionati di  calcio ? Ecco,  decisione  contestata  ma  che  credo  possa  esser  estesa  in nome  di un principio  sacrosanto  “a mali estremi, estremi rimedi. E  fino a  quando  non  troveremmo  risposta alla  domanda –   “Dove  arriveremmo  di questo  passo” ?  –  si,   metto  tutto  dentro lo  stesso  calderone.