Consiglio regionale sardo. Pagati per stare come al bar di un quartiere popolare.

di Antonella Soddu

Martedi scorso ho avuto modo di seguire, come pubblico uditore, insieme ad altri due miei colleghi disoccupati, ai lavori del Consiglio Regionale della Sardegna. Nel corso della seduta del Consiglio regionale n.101 del 28/04/2015 . Mi era già capitato altre tre volte in precedenti anni, però, ahimè, a malincuore devo dire che quel che ho visto e subito, sia io che le altre due persone che erano con me, ha davvero dell’incredibile; però è doveroso raccontare i fatti. Siamo entrati con entusiasmo in quel luogo istituzionale, che rappresenta il parlamento sardo e ha comunque qualcosa di suggestivo e meritevole di rispetto. Ci siamo accomodati, e abbiamo seguito passo, passo, ogni passaggio , dalla lettura del verbale della precedente seduta, alla lettura dell’ordine del giorno che comprendeva 5 mozioni di maggioranza e opposizione inerenti il “no al deposito delle scorie nucleari in Sardegna”. Il primo pensiero che ha attraversato la mia mente è stato –“sarebbe bastata un’unica mozione sottoscritta all’ unanimità da tutti i consiglieri regionali anche considerato il fatto che loro stessi alla fine si sono tutti dimostrati d’accordo all’unisono ma ognuno con una per gruppo consigliare. Ma alla fine quest’ultimo particolare è ben più importante per loro. Tutti possono dire d’aver presentato una mozione come gruppo.” Ciò detto, rilevo che a nessuno, anche in considerazione del particolare e significativo giorno per la Sardegna – “sa die de sa sardigna” – ricorrenza importante per il popolo sardo, è venuto in mente di presentare una mozione unisona riguardante la tematica del lavoro e della grave crisi economica che sta affossando la Sardegna. Roba di poco conto. Per un attimo questi pensieri hanno distolto la mia attenzione dal vedere quanto stava accadendo in aula. Come automa mi sono rivolta alla mia collega bisbigliando –“no, dai, 5 mozioni tutte uguali e nessuna sul lavoro”. Alle mie spalle ho sentito una voce, era il commesso – “Non potete parlare”. Già, ma io non sto urlando, stavo solo chiedendo una cosa alla mia collega. “E’ il regolamento”. Vabbè, torno ad ascoltare il dibattito, osservo; nei banchi proprio sotto gli spalti riservati al pubblico uditore il gruppo Sel, i consiglieri Pizzutto, Agus, Lai ( quest’ultimo anche vice presidente del consiglio regionale ) e quelli di centro democrati, Roberto Desini e Anna Maria Busia. Balza subito agli occhi la particolare poca attenzione che il Consigliere Pizzuto e il Consigliere Agus prestano alla discussione. Il primo ha il tablet ben piazzato sul banco e fa scorrere abilmente le dita su notizie e altro, apre link, legge, etc. I commessi gli portano da firmare un documento, quasi senza guardarlo lo firma. Il secondo fa altrettanto, ma oltre al tablet ha con se due bei cellulari. Anche lui firma il documento non lo guarda, come automa firma. Per dovere di cronaca, Desini e Busia, ascoltano attenti quanto avviene in aula. Busia in particolare chiede al commesso di lasciarle il documento per prenderne lettura. Penso da subito che sia un caso isolato. Infatti voltandomi verso l’emiciclo alla mia sinistra quel che vedo è anche peggio. Gente letteralmente sbragata al banco, gente che chiacchiera poggiato ai banchi come al bancone di un bar. Ridono, rispondono al telefono, passano da un banco all’altro per far cosa poi non ho ben compreso. Tutto questo mentre i capigruppo di ogni partito espongono la loro mozione. Tutti distratti fino a quando tocca il loro turno. Di nuovo torno a dire, sottovoce, alla mia collega -“incredibile”. Di nuovo la voce alle mie spalle, il commesso – “non potete bisbigliare”. Ma… – “è il regolamento”. Come il regolamento, ma per quel che sta avvenendo laggiù non c’è un regolamento ? Non mi risponde. A quel punto alla mia collega viene in mente – “forse se prendo un post-it posso scrivere”. Torna la voce – “non potete nemmeno scrivere, vi allontano dall’aula”. Ci guardiamo negli occhi come a dire – “sta accadendo davvero ?” Comunque, nel frattempo la lettura delle mozioni è terminata e si passa alle dichiarazioni di voto. Due per l’esattezza, uno per dire che si astiene in quanto ritiene inutile l’aver presentato 5 mozioni tutte uguali. Gli altri due per criticare uno il PD che ha osato dire che il no alle scorie nucleari è una battaglia di sinistra, l’altro per ribadire che è una battaglia del popolo sardo il quale con il referendum del 2009 ha detto no con il 97%. Il Presidente Ganau annuncia il voto elettronico, in men che non si dica tutti tornano al loro posto e votano . Tutte le mozioni passano, 45 si e due astenuti. Incredibile ! Ma lo è di più quel che accade dopo quando chiede di intervenire sull’ordine dei lavoro il consigliere Desini – “Presidente, chiedo scusa, un ragguaglio sull’ordine dei lavori, siccome in Conferenza dei Capigruppo ci siamo lasciati che bisognava verificare con i Capigruppo se c’era la disponibilità per discutere la proposta di legge numero 126, e da una sua comunicazione mi pare che i Capigruppo di minoranza non intendono accogliere la proposta di discutere il PL 126. E allora io Presidente, se lei mi conferma quanto io sto affermando…” Il Presidente Ganau – “Si è cosi !” Desini prosegue –“ Allora io le dico, voglio pubblicamente dichiarare che la minoranza non ci sta dando la possibilità di discutere una legge per salvaguardare gli interessi degli studenti sardi e pertanto, Presidente, abbandono i lavori dell’Aula perché non ritengo che sia corretto, perché le altre Regioni l’hanno fatto, noi dimostriamo di non saper tutelare i nostri interessi.” La Proposta di legge a cui Desini fa riferimento è questa – http://consiglio.regione.sardegna.it/…/Disegni%2…/PL126A.asp – PROPOSTA DI LEGGE N. 126/A – La cosa incredibile è che la stessa è stata presentata il 15 ottobre 2014. “L’obiettivo di questa legge è volto a cambiare i requisiti aggiuntivi per concorrere alla formazione specialistica medica in Sardegna, ovvero delle borse regionali riservate e finanziate con risorse rese disponibili dalla Regione autonoma della Sardegna, così come previsto alla lettera a) dell’articolo 5 dello Statuto speciale della Sardegna e dalla legge regionale 31 marzo 1992, n. 5 (Contributo alle Università della Sardegna per l’istituzione di borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione delle facoltà di medicina e chirurgia)”. Tutto ciò detto, quel che è accaduto in aula dimostra la poca propensione a voler attuare degli interventi che possano, in questo caso specifico, favorire gli studenti sardi. Nello specifico , sottolineo e rimarco le parole di Desini – “la minoranza non ci sta dando la possibilità di discutere una legge per salvaguardare gli interessi degli studenti sardi e pertanto, Presidente, abbandono i lavori dell’Aula perché non ritengo che sia corretto, perché le altre Regioni l’hanno fatto.” Esilarante l’intervento del consigliere Pittalis ( lui è il Casini sardo ) – “Stiamo parlando di un provvedimento rispetto al quale qualche Gruppo ha chiesto qualche pausa di riflessione. Provvedimento che è pervenuto in Aula neppure qualche secondo o minuto fa, perché non tutti fanno parte di quella Commissione, onorevole Desini. Si trattava allora di avere un attimo di pazienza, verificare se sussistevano le condizioni per discuterlo”. Cioè, per intenderci, Pittalis chiede una pausa di riflessione, un attimo di pazienza per verificare se sussistano le condizioni per discuterlo consapevole del fatto che la proposta di legge presentata quasi un anno fa, approvata in commissione, che ha anticipato un bando uscito e in scadenza, dovrà esser discussa in prossime sedute del consiglio regionale a bando scaduto. In sostanza, quello che le altre regioni italiane hanno già approvato da tempo a garanzia del diritto di studio degli studenti, il nostro consiglio regionale vuole ancora una pausa di riflessione per dire si o no. A noi schifati cittadini che udiamo quanto accade in aula nel merito, tutto ciò appare incomprensibile. Come si può ? La mia collega tira fuori dalla borsa una bottiglietta d’acqua, se la porta elegantemente alle labbra e ne beve un sorso; torna la voce alle nostre spalle – “non potete bere”. Come non possiamo bere ? Possiamo almeno respirare ? -“Se non vi attenete al regolamento sono costretto ad allontanarvi. Per fortuna un consigliere chiede una pausa di 2 minuti. La seduta è sospesa per due minuti. “Vi devo chiedere di uscire, quando la seduta è sospesa si esce fuori”. Non si preoccupi, gli dico, stavamo già pensando di uscire da soli per bere e prendere aria. Mi raccomando, dopo metta un po d’ordine in aula. Perché quel che abbiamo visto è davvero un insulto al popolo sardo che paga questi signori per stare come al bar di un quartiere popolare.

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