Cose strane nell’Italia che cambia

di  Antonella  Soddu 11162083_635714463197513_3115918555764993643_n

Cose strane della ‪#‎bellaitaliachecambia‬. Gli amministratori pubblici hanno imparato l’arte del sapersi arrangiare. E allora per sfatare il mito della nazione europea fanalino di coda per le piste ciclabili in città o in periferia, ecco arrivare l’idea del comune di Elmas. Come fa notare un mio contatto su face book, Andrea Andrillo – “Non hai spazio per la pista ciclabile ma fa figo dire che l ‘hai realizzata? Ma falla sul marciapiede, peggio per chi non va in bici! Questa e’ a Elmas. Tra l’altro, come anche a Cagliari, per es. in Via dei Conversi, la pista comincia nel nulla e finisce nel nulla. Ti porti la bici nel bagagliaio dell’auto, la tiri fuori, percorri i tuoi 200 metri in bici e poi quando finisce la pista nel mezzo di una strada trafficata o ti infili fra le macchine e gli dimostri che non temi la morte o rimetti la bici nel bagagliaio e pace. Però la pista c’è, eh! Soluzioni all’italiana per riuscire contemporaneamente ad ostentare dei risultati e a realizzare coglionate tremende.” Eh si, Andrea, cose improvvisate, o meglio cose dell’altro mondo

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Consiglio regionale sardo. Pagati per stare come al bar di un quartiere popolare.

di Antonella Soddu

Martedi scorso ho avuto modo di seguire, come pubblico uditore, insieme ad altri due miei colleghi disoccupati, ai lavori del Consiglio Regionale della Sardegna. Nel corso della seduta del Consiglio regionale n.101 del 28/04/2015 . Mi era già capitato altre tre volte in precedenti anni, però, ahimè, a malincuore devo dire che quel che ho visto e subito, sia io che le altre due persone che erano con me, ha davvero dell’incredibile; però è doveroso raccontare i fatti. Siamo entrati con entusiasmo in quel luogo istituzionale, che rappresenta il parlamento sardo e ha comunque qualcosa di suggestivo e meritevole di rispetto. Ci siamo accomodati, e abbiamo seguito passo, passo, ogni passaggio , dalla lettura del verbale della precedente seduta, alla lettura dell’ordine del giorno che comprendeva 5 mozioni di maggioranza e opposizione inerenti il “no al deposito delle scorie nucleari in Sardegna”. Il primo pensiero che ha attraversato la mia mente è stato –“sarebbe bastata un’unica mozione sottoscritta all’ unanimità da tutti i consiglieri regionali anche considerato il fatto che loro stessi alla fine si sono tutti dimostrati d’accordo all’unisono ma ognuno con una per gruppo consigliare. Ma alla fine quest’ultimo particolare è ben più importante per loro. Tutti possono dire d’aver presentato una mozione come gruppo.” Ciò detto, rilevo che a nessuno, anche in considerazione del particolare e significativo giorno per la Sardegna – “sa die de sa sardigna” – ricorrenza importante per il popolo sardo, è venuto in mente di presentare una mozione unisona riguardante la tematica del lavoro e della grave crisi economica che sta affossando la Sardegna. Roba di poco conto. Per un attimo questi pensieri hanno distolto la mia attenzione dal vedere quanto stava accadendo in aula. Come automa mi sono rivolta alla mia collega bisbigliando –“no, dai, 5 mozioni tutte uguali e nessuna sul lavoro”. Alle mie spalle ho sentito una voce, era il commesso – “Non potete parlare”. Già, ma io non sto urlando, stavo solo chiedendo una cosa alla mia collega. “E’ il regolamento”. Vabbè, torno ad ascoltare il dibattito, osservo; nei banchi proprio sotto gli spalti riservati al pubblico uditore il gruppo Sel, i consiglieri Pizzutto, Agus, Lai ( quest’ultimo anche vice presidente del consiglio regionale ) e quelli di centro democrati, Roberto Desini e Anna Maria Busia. Balza subito agli occhi la particolare poca attenzione che il Consigliere Pizzuto e il Consigliere Agus prestano alla discussione. Il primo ha il tablet ben piazzato sul banco e fa scorrere abilmente le dita su notizie e altro, apre link, legge, etc. I commessi gli portano da firmare un documento, quasi senza guardarlo lo firma. Il secondo fa altrettanto, ma oltre al tablet ha con se due bei cellulari. Anche lui firma il documento non lo guarda, come automa firma. Per dovere di cronaca, Desini e Busia, ascoltano attenti quanto avviene in aula. Busia in particolare chiede al commesso di lasciarle il documento per prenderne lettura. Penso da subito che sia un caso isolato. Infatti voltandomi verso l’emiciclo alla mia sinistra quel che vedo è anche peggio. Gente letteralmente sbragata al banco, gente che chiacchiera poggiato ai banchi come al bancone di un bar. Ridono, rispondono al telefono, passano da un banco all’altro per far cosa poi non ho ben compreso. Tutto questo mentre i capigruppo di ogni partito espongono la loro mozione. Tutti distratti fino a quando tocca il loro turno. Di nuovo torno a dire, sottovoce, alla mia collega -“incredibile”. Di nuovo la voce alle mie spalle, il commesso – “non potete bisbigliare”. Ma… – “è il regolamento”. Come il regolamento, ma per quel che sta avvenendo laggiù non c’è un regolamento ? Non mi risponde. A quel punto alla mia collega viene in mente – “forse se prendo un post-it posso scrivere”. Torna la voce – “non potete nemmeno scrivere, vi allontano dall’aula”. Ci guardiamo negli occhi come a dire – “sta accadendo davvero ?” Comunque, nel frattempo la lettura delle mozioni è terminata e si passa alle dichiarazioni di voto. Due per l’esattezza, uno per dire che si astiene in quanto ritiene inutile l’aver presentato 5 mozioni tutte uguali. Gli altri due per criticare uno il PD che ha osato dire che il no alle scorie nucleari è una battaglia di sinistra, l’altro per ribadire che è una battaglia del popolo sardo il quale con il referendum del 2009 ha detto no con il 97%. Il Presidente Ganau annuncia il voto elettronico, in men che non si dica tutti tornano al loro posto e votano . Tutte le mozioni passano, 45 si e due astenuti. Incredibile ! Ma lo è di più quel che accade dopo quando chiede di intervenire sull’ordine dei lavoro il consigliere Desini – “Presidente, chiedo scusa, un ragguaglio sull’ordine dei lavori, siccome in Conferenza dei Capigruppo ci siamo lasciati che bisognava verificare con i Capigruppo se c’era la disponibilità per discutere la proposta di legge numero 126, e da una sua comunicazione mi pare che i Capigruppo di minoranza non intendono accogliere la proposta di discutere il PL 126. E allora io Presidente, se lei mi conferma quanto io sto affermando…” Il Presidente Ganau – “Si è cosi !” Desini prosegue –“ Allora io le dico, voglio pubblicamente dichiarare che la minoranza non ci sta dando la possibilità di discutere una legge per salvaguardare gli interessi degli studenti sardi e pertanto, Presidente, abbandono i lavori dell’Aula perché non ritengo che sia corretto, perché le altre Regioni l’hanno fatto, noi dimostriamo di non saper tutelare i nostri interessi.” La Proposta di legge a cui Desini fa riferimento è questa – http://consiglio.regione.sardegna.it/…/Disegni%2…/PL126A.asp – PROPOSTA DI LEGGE N. 126/A – La cosa incredibile è che la stessa è stata presentata il 15 ottobre 2014. “L’obiettivo di questa legge è volto a cambiare i requisiti aggiuntivi per concorrere alla formazione specialistica medica in Sardegna, ovvero delle borse regionali riservate e finanziate con risorse rese disponibili dalla Regione autonoma della Sardegna, così come previsto alla lettera a) dell’articolo 5 dello Statuto speciale della Sardegna e dalla legge regionale 31 marzo 1992, n. 5 (Contributo alle Università della Sardegna per l’istituzione di borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione delle facoltà di medicina e chirurgia)”. Tutto ciò detto, quel che è accaduto in aula dimostra la poca propensione a voler attuare degli interventi che possano, in questo caso specifico, favorire gli studenti sardi. Nello specifico , sottolineo e rimarco le parole di Desini – “la minoranza non ci sta dando la possibilità di discutere una legge per salvaguardare gli interessi degli studenti sardi e pertanto, Presidente, abbandono i lavori dell’Aula perché non ritengo che sia corretto, perché le altre Regioni l’hanno fatto.” Esilarante l’intervento del consigliere Pittalis ( lui è il Casini sardo ) – “Stiamo parlando di un provvedimento rispetto al quale qualche Gruppo ha chiesto qualche pausa di riflessione. Provvedimento che è pervenuto in Aula neppure qualche secondo o minuto fa, perché non tutti fanno parte di quella Commissione, onorevole Desini. Si trattava allora di avere un attimo di pazienza, verificare se sussistevano le condizioni per discuterlo”. Cioè, per intenderci, Pittalis chiede una pausa di riflessione, un attimo di pazienza per verificare se sussistano le condizioni per discuterlo consapevole del fatto che la proposta di legge presentata quasi un anno fa, approvata in commissione, che ha anticipato un bando uscito e in scadenza, dovrà esser discussa in prossime sedute del consiglio regionale a bando scaduto. In sostanza, quello che le altre regioni italiane hanno già approvato da tempo a garanzia del diritto di studio degli studenti, il nostro consiglio regionale vuole ancora una pausa di riflessione per dire si o no. A noi schifati cittadini che udiamo quanto accade in aula nel merito, tutto ciò appare incomprensibile. Come si può ? La mia collega tira fuori dalla borsa una bottiglietta d’acqua, se la porta elegantemente alle labbra e ne beve un sorso; torna la voce alle nostre spalle – “non potete bere”. Come non possiamo bere ? Possiamo almeno respirare ? -“Se non vi attenete al regolamento sono costretto ad allontanarvi. Per fortuna un consigliere chiede una pausa di 2 minuti. La seduta è sospesa per due minuti. “Vi devo chiedere di uscire, quando la seduta è sospesa si esce fuori”. Non si preoccupi, gli dico, stavamo già pensando di uscire da soli per bere e prendere aria. Mi raccomando, dopo metta un po d’ordine in aula. Perché quel che abbiamo visto è davvero un insulto al popolo sardo che paga questi signori per stare come al bar di un quartiere popolare.

Disordini Milano. Il video di “Virus”

di Nicola  Porro

Questo filmato andato in onda ieri sera Virus Rai è dedicato a tutti coloro che definiscono i disordini di Milano come bazzeccole realizzate da ragazzi che sbagliano. e che io definisco solo e semplicemente delinquenti.

Ps è stato girato da beniamino daniele che per fare il suo lavoro con la collega francesca parisella ha rischiato grosso.

Presentati a Cagliari il FES 2007/2013 e POR Sardegna. Inaugurato anche il nuovo CSL di Sant’ Elia e i social bus.

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Di Antonella Soddu
Partita stamane da Cagliari la campagna informativa FES 2007-2013, POR Sardegna che include anche il progetto Flexicurity. Con la Flexicurity l’Assessorato del Lavoro della Regione Sardegna punta anche al reinserimento lavorativo di soggetti deboli, in particolare dei lavoratori espulsi dal bacino della mobilità in deroga. La misura punta a garantire un adeguato livello di sicurezza sociale, con la presa in carico dei lavoratori, e con un sostegno al reddito, condizionato alla prestazione di un tirocinio in azienda, finalizzato all’assunzione, che potrà essere preceduta da un adeguamento delle competenze del lavoratore. L’evento odierno, voluto dalla Regione Sardegna e dall’Assessorato al lavoro, è il primo di dieci eventi in programma su tutto il territorio sardo, inoltre, in concomitanza con la campagna di promozione partita appunto oggi, è stato inaugurato anche il CSL di Sant’Elia. Presenti il Presidente Pigliaru, l’Assessore al Lavoro Virginia Mura, il Sindaco di Cagliari Massimo Zedda, il direttore generale dell’Assessorato e autorità di gestione del POR-FES dottor Eugenio Annichiarico, il direttore dell’agenzia regionale al lavoro Massimo Temusi. Tutti hanno preso parte al moderato dal giornalista Giuseppe Meloni, avente come tema argomenti di stretta attualità legati al mondo del lavoro, alla Por, ai bandi attivi e quindi alle politiche attive del lavoro quali, Flexicurity, programmazione regionale del FES relativo il 2014/2020. Nel corso degli eventi in programma sarà, inoltre, possibile usufruire dei servizi del “Social Bus” che, nello specifico, rappresenta un vero e proprio ufficio multimediale itinerante che fornirà al pubblico tutte le informazioni e il materiale sui progetti realizzati e realizzandi in materia di occupazione, formazione, istruzione e inclusione sociale. Il social bus farà cinquanta tappe su tutto il territorio sardo. Nel corso del dibattito è stato rilevato che nel contesto della programmazione del FSE – Fondo sociale europeo – la Sardegna è tra le regioni più virtuose, tra le prime in Italia ad aver ricevuto l’approvazione in via definitiva del POR-FES 2014/2020 da parte della Commissione Europea. La Sardegna, dunque, è nelle condizioni di poter utilizzare nell’arco dei prossimi sette anni risorse per importi dai 444 milioni di euro agli 800 milioni. “Particolare attenzione – ha osservato l’Assessore Mura – sarà rivolta all’accesso al lavoro alle persone inattive, in cerca di prima occupazione, ai disoccupati di lunga durata, e alle persone ai margini del lavoro”. L’esponente della giunta Pigliaru ha poi proseguito – “la flexicurity sarà rivolta al ricollocamento al lavoro dei circa quattro mila lavoratori che dal primo settembre 2014 sono fuori dal circuito degli ammortizzatori sociali in deroga”. Lo stesso Presidente Pigliaru ha poi voluto sottolineare che saranno investite risorse pari a circa 170 milioni di euro a favore di progetti rivolti ai lavoratori delle imprese e degli stessi imprenditori perché lo sviluppo passi attraverso tutti quegli elementi del processo produttivo e – ha poi concluso – non di meno rilevanza saranno gli interventi previsti nel settore dell’inclusione sociale – 81 milioni di euro, nell’istruzione – 155 milioni di euro, perché abbiamo come obiettivo, tra le altre cose, quello di ridurre l’abbandono scolastico che sappiamo quanto sia alto in Sardegna.

Ddl Scuola. Le analogie con il regio decreto 6 maggio 1923.

di  Antonella  Soddu11206120_636110483157911_4990927206870083133_n

A ben vedere la riforma Giannini sulla scuola ricorda qualcosa…,fattemi pensare, dunque…, ah, si, ecco, appunto volevo dire che mi ricorda il regio decreto n. 1054 del 6 maggio 1923 relativo all’istruzione media e ai conviti nazionali – pubblicato il gazzetta ufficiale il 2 giugno 1923 . “La più fascista» delle riforme”, come la definì lo stesso Mussolini, all’articolo 27 prevedeva che – “Le supplenze ai posti di ruolo e gli incarichi di insegnamento di qualunque specie sono conferiti dal preside, che sceglierà, tenendo conto, anzitutto, del servizio militare in reparti combattenti e dei risultati conseguiti in pubblici concorsi a cattedre di scuole medie. Contro il conferimento delle supplenze e degli incarichi è ammesso il ricorso al provveditore agli studi, la cui decisione ha carattere definitivo. La misura della retribuzione per le supplenze e gli incarichi di qualunque specie è stabilita nell’annessa tabella n. 6. In nessun caso l’orario del supplente e dell’incaricato può superare le ventiquattro ore settimanali di lezione.” –http://www.edscuola.it/archivio/norme/decreti/rd1054_23.pdf – Per comprendere meglio – http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gentile . Ma, vediamo se il DDL Giannini è simile – CAPO III ORGANICO, ASSUNZIONI E ASSEGNAZIONE DEI DOCENTI . Comma 2 – “Il dirigente sceglie i docenti che risultano più adatti a soddisfare le esigenze delle scuole e propone, sulla base dei piani triennali dell’offerta formativa di cui all’articolo 2, incarichi ai docenti iscritti negli albi territoriali e al personale di ruolo già in servizio presso altre istituzioni scolastiche. La copertura dei posti assegnati all’istituzione scolastica coincide con gli incarichi proposti dal dirigente scolastico.” E ancora al Comma 3 – “ Il dirigente scolastico attribuisce gli incarichi di docenza nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri: a) attribuzione di incarichi di durata triennale rinnovabile, coordinata con il ciclo triennale di definizione degli organici dell’autonomia; b) pubblicità dei criteri adottati dal dirigente per selezionare i docenti cui proporre un incarico, tenuto conto dei relativi curricula;” Diciamo che si accosta parecchio, consiglio vivamente di trarre ulteriori conclusioni previa lettura anche ed in particola della lettera d) del comma 3…, qua tutto il testo del DDL Giannini – http://2.flcgil.stgy.it/…/disegno-di-legge-c-2994-riforma-d… – regio decreto del 1923. Ops! Scusate, 27 marzo 2015.

Noi che il primo maggio…

di  Antonella  Soddu11203218_636310613137898_2489480504310567460_n

 

Noi che, il primo maggio siamo già svegli alle 6 del mattino. Eppure il lavoro non c’è.
Noi che, il primo maggio ci soffermiamo ai ricordi del lavoro come “un drogato è soltanto malato di nostalgia” ( cosi diceva una canzone di Renato Zero )
Noi che, il primo maggio -“ti ricordi quella volta che si rupe il nastro portante della lavatrice lavabottiglie e dovemmo lavarle tutte a mano per assicurare i vuoti alla produzione?”
Noi che, il primo maggio alla fine era qualcosa che ci lasciava quasi indifferenti, tanto il lavoro l’avevamo e la gita fuori porta era assicurata.
Noi che, il primo maggio non abbiamo mai visto il concertone a Roma.
Noi che, -“mamma, due euro per il panino per merenda a scuola” – “fai cosi, stai a casa oggi.”
Noi che, se andiamo in panetteria, in macelleria, al supermercato, al centro commerciale, alla farmacia non possiamo certo pagare con le riforme costituzionali.
Noi che, ci hanno costretti a 20 anni di ammortizzatori sociali elargiti a manica larga solo per tacere le coscienze degli incappaci e favorire il clientalismo.
Noi che, preferiamo sbagliare stando dalla parte dei lavoratori piuttosto che fare bene contro di essi.
Noi che, “cavolo, questa settimana inizia la riduzione di potenza corrente elettrica”.
Noi che, perchè a 40 anni mi devono chiamare inutile? Troppo vecchio per lavorare, troppo giovane per andare in pensione.
Noi che, non crediamo più nei sindacati; infondo loro hanno contrattato fin troppo e fin troppo male dimenticandosi spesso del bene comune in cambio di una poltrona.
Noi che, siamo accusati di favorire il lavoro nero; già forse è vero, ma la famiglia deve pur mangiare.
Noi che, pensa, oggi mi sono alzato con il pensiero che ancora sto protetto da queste mura, questa sera vado a letto e dormirò con il pensiero che domani potrò finire in strada. C’è tra di noi chi ha preso il mutuo poi ha perso il lavoro, c’è chi pagava l’affitto grazie al lavoro e ora è quasi un delinquente che non rispetta il proprietario e non gli paga l’affitto.
Noi che, ci guardiamo intorno , ancora una volta per capire cos’è il primo maggio senza lavoro.
Noi che, l’ Assessore al lavoro ogni volta che ci vede si sente minacciata, ha timore, sta sulle difensive. Ma perché, mica vogliamo mangiarla? Infondo siamo gente che ha ancora il senso dell’ onestà, e della dignità.
Noi che … anche quest’anno sappiamo che dobbiamo resistere sempre e comunque dal 25 Aprile passato ai tanti futuri .
Noi che ci siamo, che vorremmo dimostrarlo usando mente, mani e schiena, sudando, e tornando la sera a casa stanchi e soddisfati.
Noi che a 59 anni ci hanno licenziati
Noi che a 60 ci fanno fare i corsi di formazione professionale dopo 36 anni di lavoro in edilizia ci vogliono far fare il cameriere di sala.
Noi che a 61 non possiamo andare a lavoro ma nemmeno in pensione.
Noi che…, il lavoro vorremmo continuare a chiamarlo lavoro non Jobs.
Noi che…, ma oggi è il primo maggio? Bella festa del non lavoro!
Noi che…, vediamo cosa cambia il prossimo anno, intanto per questo in corso c’è l’expo e il giubileo.
Qualcuno ha alzato il calice del Libiam ne lieti calici
noi altri “oh mia patria si bella e perduta”.

Risposta ad Andrea Mascia

 

Ciao Andrea,

Ho sentito la notizia. Io e tutti noi del C.L.A.S – LAVORATORI ATTIVI SARDEGNA, Sono e siamo sempre stati dell’ idea che l’attuale ( ancora per poco in vigore ) meccanismo degli ammortizzatori sociali sia la mera vergogna e incapacità di uno Stato e dimostrarsi civile. Vent’anni di ammortizzatori sociali elargiti a manica larga derogando il principio fondamentale che gli stessi dovessero esser utilizzati solo nell’arco di un periodo di transizione. Andrea Mascia, io te, tanti di noi, pensiamo che l’unico modo per crescere sia il lavoro, chi ha avuto la fortuna di averlo e spesso ha rimuginato per dover lavorare anche nei giorni di festa, chi ha avuto la fortuna di crescere professionalmente e umanamente sudando e vivendo la soddisfazione di portare a casa lo stipendio non deve e non può continuare ad accettare tutto questo. Concordo con te, e con chi segue la stessa linea nostra, quando ti poni la domanda – ” ma che paese è l’ Italia ?”. Io da bambina pensavo che fosse il più bel paese del mondo, da adolescente ho provato a capirne le bellezze, da ragazza ho lavorato in ogni dove, ho girato in lungo in largo, per lavoro, la Sardegna. Ho iniziato lavorando in falegnameria, in fabbrica agroalimentare, in campagna per la raccolta di bietole, pomodori, uva. Ho lavorato nella produzione dei nostri formaggi sardi, ho lavorato nella cura e manutenzione del verde, ho lavorato nel settore dei servizi di pulizie, ho lavorato nel settore degli appalti pubblici, ed ogni volta che prendo in mano il mio curriculum e la mia scheda anagrafica di lavoro, mi prende un sussulto di orgoglio e maledico che oggi vuole riformare il lavoro per fasce di età anagrafiche dimenticando che il lavoro è un diritto di tutti ed è dovere dei lavoratori prestare ad esso il massimo impegno. Allora, Andrea, ho pensato e penso tutti i giorni a come sono riuscita a sopravvivere senza il lavoro e alla ricerca affannata e quotidiana anche di poche ore per portare a tavola il pranzo. Capita che non hai più voglia, che ti senti arreso, che se guardi fuori e scorgi dalla finestra della cucina un immensa campagna verde, ripensi che la speranza è qualcosa ancora gratuito ma che tu devi coltivare attivandoti per realizzarla concretamente. Pensi che alla fine due righe scritte sull’importanza del lavoro nella vita dell’uomo non siano solo righe ma un motore che ti spinge ad andare avanti. Allora, “ma che paese è l’italia?”. Ebbene, siamo noi, noi che resistiamo, noi che combattiamo, noi che mettiamo la faccia, ci scontriamo, litighiamo tra di noi e alla fine siamo qua a pensare che tutto non è perso. Forse, in cuor nostro, quando ci arrabbiamo sappiamo che è un punto a nostro favore, è la carica per un mondo migliore. Abbraccio. Antonella