L’intervento di Anna Falcone in Commissione Affari Costituzionali

La Commissione Affari costituzionali, presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio, ha svolto audizioni di esperti nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’esame del progetto di legge approvato, in un testo unificato, dalla Camera e modificato dal Senato, recante disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati (Italicum). 15/04/2015http://webtv.camera.it/archivio?id=7781&position=0 Audizione di Anna Falcone – La proposta di legge elettorale che dovrà esser discussa, a breve, dalla Camera, si presta a una serie di eccezioni sia nel merito che nel metodo. Noi abbiamo dei parametri peraltro molto chiari che non è soltanto la Costituzione ma sono le indicazioni che ci vengono dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 1 del 2014 –http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do… – e anche dalle esperienze dei sistemi elettorali del passato. Da questo punto di vista vorrei evidenziare alcuni punti che tecnicamente non reggerebbero con grande probabilità a un sindacato di Costituzionalità. Innanzitutto l’assenza di una soglia di sbarramento per accedere al secondo turno qualunque sia l’interpretazione che si voglia dare a questa scelta è una violazione della Sentenza della Corte Costituzionale, uno dei suoi punti essenziali, ovvero, proprio la violazione del principio di ragionevolezza. Questo premio di maggioranza che verrebbe attribuito al secondo turno, infatti, sarebbe un premio di maggioranza estremamente elastico che in un sistema pluripartitico, come rimane quello italiano, potrebbe dar luogo ad alcuni paradossi. Immaginiamo l’attribuzione del premio, a una lista che non abbia raggiunto il 15% o anche il 20%. L’attribuzione dei parlamentari, grazie al premio, potrebbe esser superiore all’attribuzione dei parlamentari che quella lista avrebbe ottenuto al primo turno. Il divieto di coalizione al secondo turno non fa che aggravare questa situazione, quindi, ne consegue anche una violazione del principio di uguaglianza del voto e anche del principio di proporzionalità tra voto in entrata e voto in uscita. Un argomento che sollevava il Professor Buzzetta e che credo vada ripreso riguarda proprio il valore che il cittadino elettore da al voto e che effettivamente cambia dal primo al secondo turno. Proprio in ragione del fatto che l’elettore consapevole al secondo turno va a votare per il Governo e non si aspetta più una rappresentanza, soprattutto che abbia votato per una lista diversa, il ballottaggio dovrebbe riequilibrare questa prospettiva garantendo quantomeno una soglia di accesso per poter accedere al secondo turno. Un altro aspetto critico riguarda i capilista bloccati. Qui bisogna richiamare quanto diceva prima l’ Avvocato Besostri; noi abbiamo un problema che prima ancora della scelta sul sistema elettorale riguarda la scelta sulla selezione delle candidature. E’ un problema che permane sia in caso di liste bloccate sia in caso dei candidati che si andranno a eleggere con le preferenze. Da questo punto di vista, analizzando anche come hanno funzionato i previgenti sistemi elettorali, pare che questa proposta di legge assuma il peggio delle due formule. Per quale motivo ? Perché i capilista bloccati non sono suffragati, necessariamente con dei sistemi che valgano per tutti i partiti e movimenti politici che partecipano a elezioni di sistemi di selezione democratici. Noi non abbiamo una legge sulle primarie, i partiti e i movimenti politici che partecipano alle elezioni hanno dei meccanismi interni di organizzazione che sono più o meno democratici. Ma le ultime esperienze ci hanno dimostrato come la selezione delle candidature rimanga una selezione delle candidature praticamente opaca, quindi, di fatto, gli elettori si troveranno a partecipare a delle elezioni il cui il capolista è bloccato , può esser candidato, per come è adesso il testo, fino a dieci collegi, quindi c’è anche una violazione del voto diretto, perché io fino all’ultimo, fino a quando non saprò quale sarà il collegio per la quale opterà il candidato eletto, non saprò neanche a chi effettivamente andrà il mio voto, quindi con ulteriore violazione di uno degli aspetti centrali della sentenza n. 1 del 2014 , anche per l’elezione dei candidati potenzialmente eleggibili con le preferenze non si supera il problema delle preferenze fiume o comunque del voto clientelare che aveva determinato in passato, appunto, l’eliminazione del sistema delle preferenze. Rimane centrale nel nostro sistema a prescindere dalla scelta del meccanismo elettorale, una attuazione dell’articolo 49 – “ Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” – una garanzia del metodo democratico all’interno dei partiti che continua ad essere il nodo sul quale il parlamento continua a non volersi pronunciare. Noi abbiamo un accenno, nella normativa che ha eliminato il finanziamento pubblico ai partiti, la numero 13 del 2014, che però è una misura assolutamente eventuale, perché impone ai partiti politici e ai movimenti che vogliano accedere al finanziamento tramite il 2 per mille, di avere al loro interno uno statuto democratico, ma l’indicazione che da legge dei contenuti di democrazia che devono essere nello statuto sono ancora molto vaghi e sicuramente la garanzia della democrazia organizzativa, e quindi anche del metodo di partecipazione alla politica tramite i partiti non può esser lasciato una legge che stabilisca i criteri di accesso al finanziamento piuttosto che a una legge che finalmente garantisca i diritti politici e di rappresentanza politica dei cittadini prima e a prescindere dalle elezioni, prima e a prescindere dal finanziamento alle attività politiche dei partiti e dei movimenti politici. C’è un problema che ovviamente riguarda anche il modo in cui noi intendiamo il principio democratico . Chiunque di noi abbia studiato diritto costituzionale o abbia avuto la fortuna e l’onore di insegnare diritto costituzionale nelle università sa che il principio democratico impone che una democrazia è tale se una maggioranza, auspicabilmente reale, Governa il paese, e la minoranza esercita i poteri di controllo e le funzioni di garanzia, no se il cittadino sa, la sera delle elezioni, o quella prima a volte, chi vince e chi perde. Il premio di maggioranza, non solo e non tanto quello che viene attribuito al primo turno ma soprattutto quello che viene attribuito al secondo turno falsa questi equilibri e di fatto finisce per introdurre un premierato, quindi per modificare la forma di Governo a Costituzione invariata. Questo distorce anche il senso e il significato delle maggioranze che erano state richieste per l’elezione degli organismi di garanzia. Voglio fare un esempio che non è stato fatto fin’ ora; anche per modificare i regolamenti parlamentari. E mi richiamo ad una violazione di metodo, ma di rilievo costituzionale, che è stata fatta durante la votazione di questo testo al Senato. Tutti conosciamo la vicenda del super emendamento presentato dal Senatore Esposito che conteneva in se gli aspetti essenziali di questa proposta di legge e che ha determinato un effetto caducatorio di tutta una serie di emendamenti non solo dell’opposizione ma anche della maggioranza. Io ritengo che questa sia una procedura assolutamente da evitare anche alla Camera perché viola nella sua sostanza , non solo nell’aspetto formale, l’articolo 72 quarto comma . Ma se questa legge dovesse passare e, mettiamo il caso, dovesse arrivare al Governo una maggioranza espressione di una sola lista quindi fondamentalmente al ballottaggio, quindi di una minoranza del paese che rappresenti in quel momento la maggioranza relativa, la maggioranza espressione del Parlamento avrebbe la possibilità di modificare anche i regolamenti parlamentari. Fissando, cristallizzando questa procedura anche in violazione, eventualmente, dell’articolo 72 quarto comma. E’ un rischio lontano? Io che nel momento in cui si analizza con tanta attenzione una legge elettorale bisognerebbe evitare certi rischi e fare in modo che venga impedito quello che è un malcostume che molto spesso si realizza nel nostro ordinamento. Cioè che nel passaggio da le fonti principali, dalla Costituzione alla legge ordinaria alle fonti attuative, le fonti attuative e anche una fonte di primo gradi quali sono i regolamenti parlamentari, finiscano per svuotare di significato quelli che sono i principi democratici del nostro ordinamento.

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