Figli bulli difesi dai genitori.

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di Antonella  Soddu

 

Per quanto ancora noi genitori vogliamo rovinare i nostri figli? Perché alla fine dei conti di questo si tratta. Stiamo rovinando il futuro umano dei nostri figli. Lo facciamo ogni qualvolta interferiamo con le istituzioni scolastiche con la pretesa di dire la nostra nell’ambito di decisioni e/o provvedimenti disciplinari che coinvolgono i nostri figli. Lo facciamo anche quando in coscienza siamo consapevoli del fatto che i nostri figli i sbagliano e per nostre deficienze di genitori/educatori pretendiamo che azione deplorevoli debbano esser visti come “banali scherzi”. È accaduto di nuovo. Nel corso di una gita scolastica 14 studenti hanno denudato un compagno e lo hanno poi addobbato con caramelle. I 14 studenti sono stati puniti con un 4 in condotta e con la sospensione. Nell’apprendere la notizia i genitori sono insorti: “È una punizione esagerata, cosi rischiano di perdere l’anno scolastico per uno scherzo”. Irremovibile la dirigente dell’istituto – “è un episodio grave contro il quale siamo dovuti intervenire con fermezza per far capire loro quali sono i limiti e il rispetto delle norme”. A quando la sospensione e il 2 in condotta per i genitori che difendono a spada tratta le azioni violente, chiamandole “scherzi”, dei loro figli ?

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documento lavoratori in mobilità in deroga

L’odissea dei lavoratori in mobilità in deroga della Sardegna, ha inizio nell’ottobre  2013 quando prendendo  atto degli evidenti ritardi nei pagamenti delle mensilità spettanti e provando a ottenere info sugli stessi, si sono dovuti scontrare con i muri del silenzio delle istituzioni e degli stessi sindacati in generale. A seguito di un’attenta ricerca sono venuti a conoscenza che conseguentemente un’errata valutazione dei calcoli relativi al fabbisogno, per soddisfare tutti gli aventi diritto, la Ras aveva autorizzato i pagamenti che hanno consentito di soddisfare per circa cinque mila lavoratori l’intero saldo delle mensilità 2013, mentre per circa due mila, i mesi erogati per il 2013 sono stati solo sei. Ne è conseguito che oltre 12 mila lavoratori sono rimasti scoperti. Secondo i dati forniti da Economy2050.it – “LO SFORAMENTO DEGLI AMMORTIZZATORI IN DEROGA – A 2014 già iniziato, ben undici regioni italiane hanno interrotto le autorizzazioni per la cassa integrazione e la mobilità in deroga, alcune ormai da molti mesi. La decisione è stata dettata dalla scarsità delle risorse disponibili: per coprire i programmi in deroga approvati nel 2013, mancano almeno un miliardo e 70 milioni. In sostanza le regioni hanno speso oltre un miliardo di euro in più di quanto lo Stato avesse messo a disposizione.  Per quanto  riguarda la Sardegna, i pagamenti delle CIG sono stati interrotti al 22 ottobre  2013, mentre le mobilità in deroga  al 20  gennaio 2013 – ciò significa che i lavoratori in CIG che hanno inoltrato richiesta entro il 22 ottobre 2013 hanno usufruito dei pagamenti, i lavoratori in mobilità in deroga che hanno fatto richiesta entro il 20  gennaio 2013 hanno usufruito dei pagamenti, chi per tutto il 2013 correttamente, chi per i primi sei mesi del 2013.  La stimma per l’ulteriore fabbisogno per il 2013 si attestava intorno a 16 milioni di euro – al netto del tiraggio medio calcolato all’80% – per le CIG e di circa 105 milioni di euro per le indennità di mobilità in deroga – al netto  del tiraggio medio calcolato all’ 80%. Fatta questa breve premessa, nel corso del 2014 dopo azioni di protesta e vari incontri e richieste d’intervento (i Senatori  Nencini del PSI e il Deputato Lello  Di Gioia presentarono entrambi, ordini del giorno e interpellanze  parlamentari) la RAS riuscì a concludere l’accordo con Governo e Inps che provvedeva la compensazione dell’indennità di mobilità in deroga con il beneficio di sostegno al reddito concesso dalla legge regione L.L. RR.nn. 1, 4 e 27 del 2013.  – Anticipazione RAS – Il trattamento essendo corrisposto dalla RAS a titolo di compensazione – “costrinse” i lavoratori all’impegno di restituire alla Regione Autonoma della Sardegna l’importo lordo corrisposto, esattamente pari alla somma ricevuta comprensiva dell’ IRPEF calcolata al 23%. I lavoratori ricevettero le somme dal Giugno 2014, e solo nel corso  dell’ ottobre  2014 riuscirono ad aver ragione delle somme a saldo delle indennità di  mobilità in deroga 2013 con la grande sorpresa beffa di vedersi decurtare oltre alle somme ricevute a titolo di anticipazione ras anche un ulteriore tassazione irpef al 23% quasi che loro stessi ritenuti responsabile dei ritardi nella ripartizione delle somme da parte del governo.  Da premettere che nel frattempo si andava accumulando l’ennesimo ritardo relativo, il 2014 quand’anche a febbraio 2014 fu aperto il flusso d’invio delle domande relative alla prime concessioni 2014 e alle proroghe delle indennità  di mobilità già concesse.    Successivamente intervenne ed entrò in vigore il decreto interministeriale Poletti – Padoan del 1° agosto   2014 n. 83473 e successiva circolare esplicativa n. 19 dell’ 11  settembre 2014 che ne stabiliva i nuovi criteri di concessione come nello specifico: a) lavoratori che alla data  di decorrenza del trattamento abbiano già beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per almeno tre anni, anche non continuativi – periodo di riferimento – dal 1° gennaio 2014 al  31 dicembre 2014 durata massima consentita 5 mesi nell’arco del periodo, e 5 mesi + ulteriori 3 nell’arco  del periodo per i lavoratori residenti nelle aree di cui al D.P.R. N. 218/1978.   B) lavoratori che alla data  di decorrenza del trattamento abbiano già beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per un periodo inferiore ai tre anni – periodo di riferimento – dal 1° gennaio 2014 al  31 dicembre 2014 durata massima consentita 7 mesi nell’arco del periodo, e 7 mesi + ulteriori 3 nell’arco  del periodo per i lavoratori residenti nelle aree di cui al D.P.R. N. 218/1978. Il decreto interministeriale suddetto non prevede nessuna forma di sostegno al reddito per le persone che gradualmente cesseranno entro il 31/12/2016 di usufruire delle indennità di mobilità in deroga. Dal 1 Settembre  2014 4.039 dei 17 600 lavoratori sardi in mobilità in deroga sono fuori del circuito ammortizzatori  sociali e privi di altre forme di sostegno al reddito .  Con Decreto n. 86468 del 4 dicembre 2014 il Governo sblocca ulteriori 503 ml di euro da ripartire alle regioni . Alla Sardegna vanno 21.641,344 milioni di euro che secondo i calcoli dovevano esser sufficiente a soddisfare almeno una mensilità per tutti. Nella settimana successiva il 4 dicembre è disposto, non si comprende bene da chi, a causa del rimpallo di responsabilità tra RAS e INPS, di disporre i pagamenti nella modalità 2 mesi per le mobilità in deroga 4 mesi.  I pagamenti hanno avuto inizio dal 18/12/2014 e sono cessati per esaurimento risorse il 05/02/2015 coprendo a malapena il 40% degli aventi  diritto. I numeri: 25.719 cassintegrati, 28.500 cassintegrati in deroga, 17.373 i lavoratori in mobilità in deroga. 650 euro è l’importo medio mensile dell’ assegno. Dal 1 Settembre 2014 sono 4.083 i lavoratori fuori per effetto dell’entrata in vigore del decreto del 1  agosto  2014, restano ancora 13.290 lavoratori aventi  diritto. Né gli uni né gli altri hanno a oggi visto soddisfatto il credito nei loro confronti. 202 milioni di euro è la stimma del fabbisogno per la chiusura del 2014, 28 milioni di euro sono i fondi fin ora erogati. Dal 1 gennaio 2015 non è più possibile fare domanda di prima concessione per il lavoratori non appartenenti alle tipologie d’impresa di cui agli ex articoli 2082 e 2083 del codice civile. Potranno usufruire della mobilità in deroga nel 2015 4.749 lavoratori in prima concessione nel 2014, 4.942 in seconda proroga e 3599 in terza proroga .   In tutto questo situazione la disoccupazione continua a esser il problema più citato tra i tanti che affliggono il mercato del lavoro ma appare anche il più frainteso.  Stiamo assistendo negli ultimi  anni a un fenomeno di falsificazione e divulgazione di dati sulla disoccupazione che nessuno vuole far emergere. E’ in atto una vera e propria distorsione dei dati, indotta dai Governi e più in generale da tutta la politica e le parti sociali che vuole far vedere esclusivamente la componente giovanile della disoccupazione. Questa, invece, costituisce solo il 21% del fenomeno, sia in Italia sia nella media UE.   Questa distorsione dei dati impedisce di vedere il 79% dei disoccupati costituita invece da persone adulte. Nessuno spiega come mai a fronte  di un milione e mezzo di persone in cerca di lavoro con più di 35 anni e un altro milione e mezzo tra i 25 e i 34 anni, si faccia riferimento unicamente ai 655 mila giovani senza lavoro, di cui 135 mila di sotto i 20 anni ( quindi in età di scuola  superiore).  E’ inspiegabile il fatto che in Italia si ragioni solo su 1/5   della disoccupazione complessiva costituito, appunto da giovani tra i 15 e i 24 anni mentre non ci si accorge dei 4/5 costituiti da 2, 5 milioni circa di adulti che hanno superato i 25 anni e in larga parte i 35 anni.  In Italia, poi, 770 mila persone disoccupate hanno più di 45 anni. Dunque sono più dei giovani senza lavoro, di cui, verosimilmente sono genitori. ( fonte dati 5° rapporto mercato del lavoro in Sardegna – a cura di Lilli Pruna ) In conclusione l’attuale Governo sembra non voler prendere atto della grave emergenza sociale che consegue l’entrata in vigore dei decreti del 1 agosto 2014 e di quelli attuativi del JOBS ACT recentemente emanati. Sembra, inoltre, non aver intenzione di rispondere alle numerose interrogazioni parlamentari presentati nei mesi scorsi e di recente dal Deputato Michele Piras, a nulla è valsa nemmeno un interrogazione presentata nei giorni scorsi dal Consigliere Regionale Raimondo Perra in consiglio regionale. A oggi oltre 17 mila famiglie sono in attesa di vedersi corrispondere quanto loro dovuto . Il 25 Marzo si terrà a Roma l’ennesima conferenza stato regioni a cui in via del tutto  eccezionale prenderà parte l’ Assessore al lavoro Virginia  Mura la quale tornerà a portare la proposta della RAS di anticipare per il 70% le somme atte al pagamento degli emolumenti, resta da chiarire se con questi anticipi di somme la RAS e lo stesso Governo intendano chiudere definitivamente il calvario 2014, anche se ovviamente ci pare di poter affermare che va apprendosi uno scenario altrettanto drammatico per vedersi riconoscere le spettanze 2015.  In questo contesto il comitato C.L.A.S. , comitato lavoratori attivi Sardegna, intende portare avanti ogni iniziativa civile utile al confronto propositivo e volto alla celere risoluzione del problema, sottolinea altresì la necessità di una rivisitazione del decreto affinché si ovvi all’esclusione di migliaia di famiglie dalle più semplici forme di sostegno al reddito. Concordando sul fatto che negli ultimi anni sono stati elargiti ammortizzatori sociali a manica larga, solo per sottacere le coscienze di chi mai ha provato ad attuare politiche attive del lavoro favorendo, invece, quelle passive.  Il C.L.A.S.,  torna a proporre l’utilizzo dei lavoratori percettori di mobilità in deroga in lavori di pubblica utilità anche con lo scopo di evitare il dilagarsi del lavoro nero complice di dati artefatti sulla disoccupazione e sulla reale situazione di molte piccole imprese .

 

GLI ANTI-SOCIALISTI? OCCUPANO IL PSI

di  Antonella Soddu

Non   si capisce  se  è un effetto del   1° aprile inteso come  giorno degli  scherzi, oppure una conseguenza dello  stato confusionale   che vige attualmente in Italia nell’ambito  delle organizzazioni  politiche.  Vorrei propendere per la  prima ipotesi ma  tutto mi lascia   pensare   che  sia la seconda, invece, la più  veritiera. È con questi dubbi  che leggo il comunicato  stampa  del Partito Socialista Italiano,  il  cui segretario è attualmente ( dopo il congresso di Venezia )  il Senatore  e  Vice Ministro ai  trasporti  e alle infrastrutture, Riccardo Nencini,  e  mi  convinco   sempre  più che  il piccolo PSI, stia  perdendo    il suo ultimo treno per far tornare a parlare in Italia il socialismo. http://www.partitosocialista.it/index.php/media-psi/notizie/segreteria-psi-il-partito-al-lavoro-per-la-formazione-di-un-polo-riformista-antagonista-alla-coalizione-sociale-di-landini#.VR5OpeasVvk    – Il comunicato  stampa    di cui è possibile prendere visione   dal sito ufficiale  del Partito   recita esattamente  così : “Segreteria Psi: Il partito al lavoro per la formazione di un Polo riformista antagonista alla “Coalizione sociale” di Landini.”  E specifica poi  i punti   sui quali    nei prossimi giorni  lo stesso   concentrerà al sua linea politica – “La segreteria nazionale del Psi, riunitasi a Roma il 1 aprile 2015 ha approvato il tesseramento 2014.  Gli iscritti al Psi per l’anno 2014 sono 23957 con un aumento di circa il 10% rispetto al 2013. La segreteria ha condiviso la linea politica espressa dal segretario nazionale. I parlamentari socialisti nei prossimi giorni daranno  vita a 3 campagne:  1) Sostegno ai pensionati “deboli”.  2) Riforme istituzionali. 3) Misure di difesa dei cittadini dalla microcriminalità. Contemporaneamente la segreteria ha confermato l’impegno per la formazione di un Polo riformista antagonista alla “Coalizione sociale” di Landini.”  Cioè, fattemi comprendere;  Il Psi  si concentra    per  creare un polo antagonista  alla  “coalizione sociale” di Landini ?  No, dico, è uno scherzo da primo aprile in ritardo o cosa?  Ero rimasta  al  fatto che il PSI  è nato come  un partito   vicino ai lavoratori, oggi prendo  atto   che  gran parte  delle iniziative poste in esser recentemente  convergono  dentro il pentolone  di quel che  si ostina  ad autoproclamarsi partito  di  sinistra che sinistra non è.  Il psi  attuale  si  è ridotto  alla condizione di asserviti alla tavola  del conte zio  descritta molto dettagliatamente dal Manzoni   ne “I Promessi sposi”.   Per  curiosità sono andata a rileggermi   cos’è  e come  nasce il partito socialista, e davvero, leggendo  nuovamente il suddetto  comunicato, mi son persa nei meandri  del  servilismo  e  dell’arrendevolezza di chi  non  ha più idee per  guidarne  la rinascita che  molti acclamano.  “È stato il più antico partito politico in senso moderno e la prima formazione organizzata della sinistra in Italia. Ha rappresentato anche il prototipo del partito di massa. Alla sua fondazione, nel 1892 nella sala Sivori di Genova, ebbe il nome di Partito dei Lavoratori Italiani; successivamente a Reggio Emilia il nome venne cambiato in Partito Socialista dei Lavoratori Italiani; al congresso di Parma del 1895 assunse il nome di Partito Socialista Italiano. Durante il regime fascista e, in particolare, dopo la messa al bando di tutti i partiti ad eccezione del Partito Nazionale Fascista, il PSI continuò la sua attività nella clandestinità, mentre la direzione del partito tentava d’informarsi sulla vita politica del Paese e d’influire sulla stessa dall’esilio francese.” Ma  della storia  di questo  glorioso partito che  fu, perché    “fu” , oggi occorre sottolineare,   se ne parla  nello steso  sito del partito che  è  oggi con evidenti  chiari  segni  di perdita di memoria – http://www.partitosocialista.it/index.php/il-psi/la-storia   –  nel momento in cui si afferma, in questo  caso, di    voler creare un polo riformista  antagonista  a Landini. Con tutto il rispetto  per gli uomini e le donne che  compongono la segreteria  nazionale  del Partito,   dico  – “state sbagliando strada”.  Lo  dico con  molta semplicità; vorrei astenermi dal commentare ma è praticamente impossibile nel momento in cui al punto manca il termine sostegno ai disoccupati, ai diritti  dei lavoratori e alla  nascita  di un nuovo percorso di stato  sociale  equo.  Al punto due, il mio macellaio di fiducia non mi permette di pagare con un assegno di riforme istituzionali, al punto tre, sarebbe meglio difendere i cittadini dalla mole immensa di corruzione che imperversa nel nostro paese piuttosto che pensare  come  contrastare Landini   e la sua “coalizione sociale”.  Qui  i fatti   chiari  sono pochi,  mancano   totalmente, oserei  dire. Mancano nel momento in cui  un  partito   e  le persone con  cariche  istituzionali   da esso provenienti   non riescono  ad uscire dai meandri  dell’arrendevolezza  e dal sostegno ad un governo   imposto ai cittadini.  Mancano nel momento in cui, come  già sottolineato, l’arrendevolezza    rende  complice  chiunque  non riesca a rassicurare i cittadini. Oggi, nel Psi, manca  totalmente  la capacità  di difendere  l’interesse collettivo   attraverso un’azione politica    forte e autorevole  e lanciare messaggi   con sui si  intende    sottolineare  di voler  esser antagonisti  all’interesse  collettivo  di certo non rassicura  il paese.  Di quale  socialismo parli oggi il PSI, non è ancora dato saperlo. Resta il  1° Aprile  che  auspico sia  ancora solo una giornata dedicata  all’ironia e agli scherzi. Diversamente – “Sì, Signore, da cavaliere,  – gridò il conte – e lo lasci dire  a me, che devo intendermi di  ciò che conviene a  un cavaliere. Oh  se fossero  stati pugni, sarebbe un’ altra faccenda; ma il bastone non isporca le mani a nessuno”. In questo  passo  del Manzoni  si evince  tutto l’orgoglio del nobile che  non tollera di esser contraddetto, e il suo  disprezzo per chi ha umile  l’origine e  ancora –  “al popolo era negato ogni diritto, contava come  numero, suo dovere  era lavorare e servire”. Questo, non è socialismo, che è,  invece, come  diceva  Pietro Nenni – “socialismo  è portare avanti coloro nati indietro”. Provate  a ricordare queste parole  ogni volta che vi trovate al  tavolo del Conte zio ricordate che : “socialismo è portare avanti coloro nati indietro” Il socialismo italiano, o meglio quello che fu alla nascita nel lontano 1892 è nato già con ispirazione riformista, e se solo provassimo ad attuarlo in tutte le sue sfumature ci renderemmo conto che è già riformista. Purtroppo accade che alla tavolo del Conte zio “Due figurine di parassiti sbalzate con pochi rapidi tratti, da mano maestra che mettono in risalto la loro passività spirituale: mangiano a capo chino, a quattro ganasce, sorridono, son sempre pronti ad approvare le altrui opinioni quando su di esse tutti son d’accordo.” e ancora – “cominciando dalla minestra a dir di si, con la bocca, con gli occhi, con gli orecchi, con tutta la testa, con tutto il corpo, con tutta l’anima, alla frutta v’avevan ridotto un uomo a non ricordarsi più come si facesse a dir di no”. Ecco, così qualcuno vuole il socialismo moderno…, altri, invece,  recentemente ha proposto il ritiro  de “I promessi sposi”  dal percorso di  studi.  Sarà un caso ?