L’ Inqualificabile gesto del Senatore Barani.

di Antonella Soddu
Quanto accaduto ieri nell’aula del Senato, dove erano in discussione gli emendamenti alla riforma del Senato, è inaccettabile. E’ un’azione politica il cui linguaggio è frutto dell’inopportunità della presenza in quegli scranni di eletti/nominati indegni di rappresentare le istituzioni. Oggi, questi stessi, pretendono di violentare la Carta Costituzionale adducendo motivazioni che vanno dalla necessità del cambiamento dell’architettura dello Stato alla improbabile devozione ai poteri forti della UE. In nome, in generale, del luogo comune che il bicameralismo esiste solo in Italia. In tutto questo contesto, ieri, in aula, il Senatore Barani, verdiniano e recente stampella renziana, ha pensato bene di mimare il gesto di un rapporto sessuale orale rivolto alla Senatrice M5s Barbara Lezzi. Basta! Avete compreso o no che la stragrande maggioranza degli italiani è stanca di queste becere scenate da osteria che mostrano agli occhi del mondo un Italia di indecenti ? Un gesto eloquente che dimostra la bassa considerazione che la cultura maschilista italiana ha delle donne in carriera, oggi più che mai. A ben vedere, gesti come quello del Senatore Barani sono quotidiani in ogni dove. Palesano un male tutto italiano nei confronti di tutte le donne che scelgono la carriera – in questo caso politica. Sono inaccettabili tutti i comportamenti che non solo sono palesi offese alla persona ma, di fatto, anche verso tutta la collettività. Qui, pertanto ,è da condannare a prescindere anche la giustificazione “siccome lo hanno fatto anche loro in altre occasioni, lo facciamo anche noi”. Perché nelle ultime ore, alle polemiche e alle prese di posizione di molti esponenti di ogni partito, si esprimono anche pareri che vertono perlopiù ad un ragionamento tipico dei bambini che fanno ii dispetti o si ribellano al rimprovero con la frase –“L’ha fatto anche lui”. Molti portano l’esempio di Grillo che tempo fa diede della vecchia puttana a Rita Levi Montalcini, come a dire: “che c’è di male, il loro leader spirituale ha solo dato della vecchia puttana al premio Nobel per la medicina!” Ma se uno è cafone per forza di cose si deve seguire il suo esempio? E ancora, tirano in ballo quel che – sempre dentro un aula istituzionale come la camera – un anno fa il deputato M5s Massimo Felice De Rosa rivolgendosi alle deputate colleghe del Pd in commissione giustizia alla Camera , disse: “Voi donne del Pd siete qui perché siete brave solo a fare i pompini”. De Rosa si difese asserendo che non era sua intenzione. Anzi, nello specifico disse: “Dicono il falso. Ho detto che qua dentro [in commissione, ndr] sono entrati solo perché conoscevano qualcuno di importante o avevano fatto qualche favore sessuale. Mi riferivo a tutti: uomini e donne. Non mi riferivo a nessuno in particolare, neanche alla Moretti”. Un vile tentativo di giustificarsi ne più e ne meno diverso dall’altrettanto vile tentativo vile del Senatore Barani: “Sono stato frainteso, facevo il gesto di un microfono”. E com’è il gesto del microfono? Insomma, c’è poco da dire, maschilismo e discriminazione da condannare a prescindere da chi proviene il gesto. Gesti, azioni, parole, linguaggio in generale che non hanno nessuna giustificazione e che non rendono nessuno intoccabile quando si tratta di mancanza di rispetto in generale non solo verso le donne. Sono inaccettabili tutti i comportamenti che, non solo sono palesi offese alla persona ma, di fatto, anche verso tutta la collettività. Qui, pertanto, è da condannare a prescindere anche la giustificazione “siccome lo hanno fatto anche loro in altre occasioni, lo facciamo anche noi”. Qui è una questione di rispetto che non c’è e lo spiega bene nel suo intervento seguito alla bagarre venutasi a creare, anche dopo le giuste protesta della Senatrice Lezzi, il Senatore del Psi Enrico Buemi – “Signor Presidente, già nei giorni scorsi ho posto una questione che mi sento di ribadire con forza: questa non è una piazza, in cui ci sono manifestazioni di consenso o di dissenso; questo è il Senato della Repubblica. E nel Senato della Repubblica ci sono regole scritte e comportamenti che devono essere richiesti a tutti, in maniera generalizzata senza concedere a nessuno, a me per primo, di derogarvi. La collega De Petris ha posto il problema della cultura e del rispetto verso le donne e sono assolutamente d’accordo; però in quest’Aula, cari colleghi, manca la cultura del rispetto e basta, non solo del rispetto verso le donne. In questi due anni di legislatura ne ho viste e sentite di tutti i colori e non è stata presa una sola misura adeguata a fare in modo che non si perpetuassero questi comportamenti. Ognuno di noi è responsabile dei propri atti. Non voglio difendere il collega Barani. Ero distratto e non ho visto la vicenda, però credo ci siano le registrazioni d’Aula e quindi ha fatto bene la collega Fedeli a porre la questione nelle sedi opportune. Tuttavia, signor Presidente, troppe volte siamo stati insultati nella nostra dignità personale e la Presidenza del Senato o gli organi del Senato non hanno preso alcuna posizione sanzionatoria nei confronti di coloro che si sono abbandonati e si abbandonano quotidianamente a comportamenti che non sono da Aula del Senato e neanche da osteria. Sono comportamenti da osteria di periferia.” Detto ciò, pensiamoci bene; questa gente sta stuprando la Costituzione Italiana.

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Barani, levati quel garofano dalla giacca

di Antonella Soddu

Insomma, basta! Lo dico da socialista da sempre convinta; Ogni volta che da parte di deputati e senatori si palesano atteggiamenti beceri, puntualmente di tirano in ballo i socialisti craxiani. Basta, una buona volta, basta! Lasciate in pace i socialisti, non paragonate questo manipolo di inetti odierni al socialismo e nemmeno a quanti hanno dato l’anima per l’ideale del socialismo. Non si può paragonare Barani o altri avventori da osteria di periferia a gente come Craxi stesso. Non significa nulla che questo signore sia stato un craxiano, a Craxi e ad altri uomini della politica passata, non sarebbe mai passato per la mente di assumere in aula comportamenti che chiamare immondi è riduttivo. Non se ne può davvero più. E’ ora di prendere ferma posizione sull’evidente sempre più diffusa abitudine di usare il nome di Craxi sempre a voler portare esempio di squallore politico. A ben vedere le cose, Craxi fu l’unico che si assunse le proprie responsabilità e fu anche l’unico che venne fatto fuori Inesorabilmente ed oggi più che mai ingiustamente.12039562_690179541084338_6250910115614545111_n

comunicato stampa clas

C.L.A.S
Comitato Lavoratori Attivi Sardegna
Lavoratori in Mobilità in deroga Sardegna
clas.lavoro@tiscali.it

Comunicato stampa
In riferimento al comunicato stampa diramato nel primo pomeriggio odierno dall’ Ufficio stampa della RAS seguito alla convocazione del “ Tavolo partenariale sugli ammortizzatori sociali in deroga.” Il C.l.a.s. – comitato lavoratori attivi Sardegna – prende atto della relazione del Dottor Pizzicaroli – direttero regionale Inps Sardegna secondo cui “è emerso tuttavia un dato critico: circa il 25% dei beneficiari non ha presentato la richiesta all’Inps, e le percentuali più alte sono concentrate nella province di Nuoro e Sassari, con circa il 40% dei potenziali beneficiari, e nel Sulcis dove la percentuale di coloro che non hanno fatto richiesta è del 35% circa. Ovviamente i dati sono riferiti a quanti non avevano ricevuto nessuna indennità relativa all’anno 2014.” Prende altrettanto atto delle dichiarazioni conseguenti dell’ Assessore Mura secondo la quale –“Un dato preoccupante che non può essere considerato fisiologico, e a cui bisogna porre rimedio al più presto invitando i lavoratori a presentare la domanda, per scongiurare il rischio della perdita del diritto al beneficio. Attiveremo pertanto modalità di informazione più incisive, anche con il supporto dei sindacati, che in questa fase hanno un ruolo di fondamentale”. Il CLAS tiene a precisare di aver più volte fatto presente all’Assessore Mura, nella forma verbale e scritta ( come da risultanze documentali ) del grave atteggiamente di mancata comunicazione da parte delle OO.SS. dei lavoratori della necessità di dover inviare all’ INPS le domande di mobilità in deroga online attraverso la compilazione e l’invio online del DS-21 . Questo dopo aver più volte riscontrato che molti lavoratori non ne erano stati adeguatamente informati. Ricordando che in occasione dei pagamenti a saldo delle mensilità relative il 2013 avevamo riscontrato che una percentuale di lavoratori non avevano percepito in quanto non avevano inviato appunto la domanda. Analoghi disaggio a carico dei lavoratori si sono altrettanto verificati anche per quanto concerne il pagamento degli assegni famigliari causa il mancato contestuale invio al ds-21 della della domanda anf. Tale increscioso fatto si è ripetutto quando a novembre del 2014 sono state emesse le determine di concessione e proroga. Tanti lavoratori non sono stati avvisati dai caf e dai patronati delle OO.SS. e risultano oggi scoperti. Infine specifichiamo di aver più volte sollevato il caso della tassazione al 23% e di aver messo a disposizione anche dell’ assessorato al lavoro i fac-simile di lettera interpello ordinario e domanda ricalcolo e rimborso trattenute irpef. Tutto ciò senza esitto di interessamente alcuno ne da parte del’assessorato stesso ne da parte delle OO.SS. Pertanto appare inverosimile la dichiarazione dell’ Assessore Mura secondo cui – “Attiveremo pertanto modalità di informazione più incisive, anche con il supporto dei sindacati, che in questa fase hanno un ruolo di fondamentale”.
Cagliari, lì 24/07/2015
CLAS
Antonella Soddu
(PORTAVOVE REGIONALE)

IO, EX LAVORATRICE AL C.A.R.A.

di Antonella Soddu
“Voglio parlare, dire la mia.Voglio farlo, dopo aver visto la tenera e allo stesso tempo drammatica immagine di quella bimba migrante in braccio al papà con stretto il mano il suo orsacchiotto. Voglio parlare, dire la mia, per tutti quelli che non sanno e non immaginano eppure condannano, sentenziano, emarginano, in nome di qualcosa che non esiste; il diritto di venire prima degli altri”. Esordisce cosi, A. E. 55 anni, ex dipendente di una cooperativa sociale che fino a 5 anni fa ha lavorato presso un C.A.R.A. del sud Italia. “Non faccio retorica se dico – ho visto cose che voi umani … – oggi sono disoccupata, a 55 anni non è molto facile trovare un lavoro. Quando si esce dal giro ad un età cosi avanzata, allora avevo 50 anni, poi non si più considerati forza lavoro. E alla fine subentrano tante sensazioni contrastanti. Rabbia, delusione, impotenza, a volte anche rassegnazione”. Sentimenti e emozioni che emergono anche attraverso la voce pacata dei A.E., dai sui occhi lucidi quando ricorda la mamma recentemente scomparsa. “Ho perso il lavoro, e non riuscendo più a pagare l’affitto sono dovuta tornare a casa di mia mamma. Abbiamo cercato di aiutarci a vicenda. Poi, cinque mesi fa, mamma è mancata”, s’ interrompe, le lacrime solcano il visto provato di questa donna cui è rimasta ancora la dignità per dire: “Non ho ancora realizzato il dolore, sento solo un grande vuoto. Non chiedo molto, solo aver un lavoro per poter mangiare, pagare le tasse, tornare a casa e poter dormire la notte senza il pensiero fisso che forse domani potrei trovarmi in strada”. Ma A. E. , vuole parlare anche della sua esperienza di lavoratrice al C.A.R.A. e ci racconta che vedendo le immagini di quella bimba che ha perso la mamma, la prima cosa che le è venuta in mente è stata:”Mi sento persa io che ho 55 anni, non oso pensare al pianto di quella creatura che chiama incessantemente “mamy”. A. continua: “La gente a volte mi chiede ‘perché li difendi, portali a casa tua magari lo Stato ti paga un affitto e stai sicura’ . Sono quelle persone che, o non hanno conosciuto nemmeno uno dei mille volti della sofferenza, oppure pensano e parlano di cose che non conoscono”. Le chiediamo di raccontarci quello che i suoi occhi hanno visto: “Gente che arriva qui solo perché una nave li recupera poi vengono smistati come fossero pacchi postali. Sono uomini, donne e bambini come noi. Sa, lei forse non immagina l’enorme giro che ruota intorno a questi centri. Per esempio la cooperativa dove lavoravo io aveva la gestione del centro in subappalto. La cooperativa madre era la stessa che gestiva il più grande centro italiano. Per far quadrare i conti tagliavano su tutto ma sopratutto su quello che doveva andare ai migranti. Le faccio un esempio banale. Ha presente il sapone di Marsiglia, quello per lavare il bucato a mano? Ognuno dei migranti aveva diritto ad un mattoncino di sapone, invece questo veniva diviso in quattro parti. Non bastava. Il cibo era quasi tutti i giorni la stessa cosa, o riso in bianco condito con della margarina: nemmeno burro, margarina. Pasta in bianco o al sugo con ragù. Loro non mangiano carne, perché voler imporgliela? Persino i prodotti per l’igiene intima erano ridotti a meno dello stretto necessario. Per non parlare dei 5 euro al giorno che molti dicono intascano. Fosse davvero cosi! Glielo assicuro. E’ esattamente il contrario. Provate a vivere anche solo una settimana là dentro, chiusi in un posto da cui non sai se uscirai domani o fra un anno, vediamo quanti di noi resistono più di due giorni senza andare fuori di testa. Poi, c’è da precisare una cosa. Etiopi, Siriani, Eritrei, Nigeriani, Somali, loro sì sono liberi di uscire. Dopo tutte le procedure per la richiesta dello status di profugo o di rifugiato possono entrare e uscire dal C.A.R.A. Diversa è la posizione di Algerini, Tunisini e Marocchini. Questi sì andrebbero controllati subito. Specialmente i tunisini spesso sono loro stessi, per esempio, a gettar via i documenti per non esser identificati e in molti casi esser rimpatriati. Ma, mi lasci dire anche che i furbi e delinquenti non hanno una carta d’indentità specifica; sono in ogni dove”. Ascoltiamo A. pensando che non avrebbe motivo per prendere le difese di queste persone. Un pò come molti anche lei potrebbe dire: “La casa prima agli italiani, poi a loro se ne restano”. No, A. dice di non accettare questo genere di discriminazioni: “Io ho perso il lavoro per un cambio di gestione del centro. Sa, come ho detto prima gli interessi son molti, si prende l’incarico a prezzi stracciati, i conti non tornano e quando cominci a chiedere adeguamenti allora basta una telefonata e come per magia il lavoro passa ad un altra cooperativa. Oggi al posto della cooperativa dove io lavoravo c’è una cooperativa che fa capo ad una grossa organizzazione di volontariato. Si lucra anche su questo. Ecco, dovremmo con convinzione protestare per scoperchiare questi coperchi di pentole lucrative. Allora, perché io per mancanza di commesse sono stata licenziata, devo scagliare la mia rabbia su altri esseri umani che colpe non hanno se non quelle di esser nati nel posto sbagliato della terra e di esser arrivati in uno che bene che vada li sopporta ma basta che non li veda?” Siamo precipitati tutti nel vortice dell’intolleranza e, come dice A. E.: “Ieri la nostra situazione economica non la vedevamo traballare, per questo “non ci davano fastidio”. Forse non ci siamo resi conto o non abbiamo voluto vedere arrivare la crisi, per questo gli immigrati, per esempio in spiaggia, nei parcheggi degli ospedali o in quelli dei centri commerciali, ci erano quasi indifferenti. Anzi, io sono certa che spesso in spiaggia, per esempio, li abbiamo pure chiamati: “Mustafà, vieni, quanto costa questo, quanto costa quello?” e in tanti casi abbiamo pure riso a parlar loro in dialetto stretto e/o magari insegnar loro anche qualche parolaccia.” Oggi ci danno fastidio. O forse ci da fastidio prender coscienza di esser intolleranti e spesso senza cuore. Non è buonismo quello di A.E., potrebbe esser cattiva, ma conosce e sa cosa significa la sensazione di esser senza lavoro, senza soldi, con un futuro incerto: “Ma non è su questa povera gente che devo sfogare la mia rabbia”. Cos’altro aggiungere. Ascoltarla in silenzio mentre parlava, vi assicuriamo, lascia un sapore amaro in bocca; pensi a mafia capitale e hai la consapevolezza che fino a ieri tutti sapevano ma conveniva zittire e il “voglio dire la mia” di questa donna, per favore, siano di monito a coloro che lucrano sulla vita umana in qualunque parte del mondo.

STRESS DA LAVORO

di Antonella Soddu
Ma che è, uno scherzo? Pare che la Regione Autonoma della Sardegna voglia puntare sulla ricerca. Che bello. Peccato che la ricerca riguardi 4 mila dipendenti – della regione – sardi con il posto fisso. Il progetto, in collaborazione con Inail prevede una ricerca sullo stress e rientra nell’ambito di una campagna contro l’estendersi del fenomeno, è stato presentato questa mattina a Cagliari. Sono intervenuti a nome del Presidente Pigliaru – impegnato in quel di Sanluri per il conclave del rimpasto di giunta – il capo di Gabinetto Filippo Spanu e il direttore Inail. Nel suo intervento Spanu ha sottolineato che “La sperimentazione in atto sulle problematiche dello stress da lavoro correlato è il più avanzato campo di collaborazione con l’Inail, ma siamo in procinto di siglare anche una convenzione in materia sanitaria e prevediamo di agire in maniera coordinata anche nel campo della prevenzione, così come affermato in una delle ultime delibere di Giunta proposte dall’assessore Luigi Arru”. Prima di concludere Spanu ha anche ringraziato pubblicamente i rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori e più in generale le rappresentanze sindacali. Ma, adesso chi glielo dice al Dottor Spanu che in Sardegna è allarme povertà? I numeri parlano chiaro 57 mila famiglie e 130 mila persone in stato di pesante difficoltà. Disoccupazione record che supera la media nazionale. Chi glielo dice all’ Assessore alla Sanità che è cresciuta in maniera incontrollata la depressione che riguarda i disoccupati? Chi glielo dice che i costi per la cura della depressione sono a carico del S.S.N. E quindi anche di quello regionale che si preoccupa, invece, solo di avviare un progetto di ricerca sullo stress dei 4 mila dipendenti regionali? Il bello è che si son riempiti anche la bocca con la bellezza di questa campagna di sensibilizzazione. Intanto vorremo sapere quanto costa alle casse Inail e RAS quest’ennesima trovata da luminare.

M5S ASSUME CON LE NORME DEL JOBS ACT

di Antonella Soddu
A volte accadono certe cose che lasciano, come dire, a bocca aperte e occhi sgranati per lo stupore. Ci siamo sorbiti mesi di proteste in aula, ostruzionismo al limite del tollerabile dai regolamenti di Camera e Senato; poi leggi – “Grazie al Jobs Act i cinque stelle assumono 25 dipendenti alla Camera”. Pronta la loro repplica – “Nessuna assunzione a tempo indeterminato”. Ma sarà davvero cosi? Non sembrerebbe a leggere il bilancio consuntivo 2014 di Montecitorio che approderà in aula nei prossimi giorni per il voto di approvazione dei deputati. Si legge: “Si rileva altresì che il Gruppo ha provveduto a trasformare n. 25 contratti da tempo determinato a tempo indeterminato, per effetto dell’applicazione della Riforma del Lavoro intervenuta.” Dunque, il gruppo M5S alla Camera ha certificato l’assunzione di 30 dipendenti di cui 29 assunti a tempo indeterminato di cui, come si legge nel documento, 25 dei 29 che prima erano assunti a tempo determinato sono passati a tempo indeterminato per effetto dell’applicazione della riforma del lavoro meglio nota come Jobs Act. Surreale la replica del tesoriere del gruppo M5S alla Camera, tale Vincenzo Caso – “Il Jobs Act è un provvedimento inutile, che non contribuisce alla crescita del mercato del lavoro né alle tutele dei lavoratori il nostro gruppo parlamentare, in ossequio all’articolo 1 comma 1 del dl 34/2014, ha convertito alcuni contratti da tempo determinato fino a fine legislatura a tempo indeterminato ‘fino a fine legislatura. Questo perché la riforma Poletti non ha provveduto a definire la circostanza dei gruppi parlamentari che per natura hanno una vita limitata alla legislatura: è un non senso assumere a tempo indeterminato se il gruppo parlamentare verrà meno naturalmente al più tardi nel 2018”. Ammesso e concesso che sia veramente cosi, quel che appare surreale è che le cose siano logiche e per forza di cose fattibili quando devono esser poste in esser dal M5s, sbagliate e lesive dei diritti quando a dover fare le stesse scelte sono gli altri parlamentari. Una nota a replica al Tesoriere M5s, che evidentemente non sa – ma è in buon compagnia – che è possibile assumere e/o mantenere le assunzioni con la tipologia di contratti antecedenti il Jobs Act, e chi magari replicherà – “Certo che hanno assunto, o meglio, trasformato i contratti. Lo hanno fatto perché la legge vigente obbliga questo”. Eppure non è cosi. Infatti, applicare alcune norme del Jobs Act non un obbligo, si può sceglier; è noto che alcune aziende stanno scegliendo di mantenere l’articolo 18, per esempio, per i neo assunti. Non è nemmeno obbligatoria la trasformazione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato con le nuove regole del Jobs Act. Alcune aziende, tra le quali alcune anche note, scelgono di non trasformare in contratti. Un esempio viene da un noto colosso farmaceutico con sede a Varese. Non solo ha mantenuto i contratti vigenti invariati, ma, ha anche assunto altri 13 lavoratori con la ferma volontà, messa anche nero su bianco, di non applicare nei confronti di questi le disposizioni del contratto a tutele crescenti. Riconosce agli stessi l’articolo 18, nello specifico la “reintegra in caso di licenziamento illegittimo”. A questo punto sarebbe auspicabile anche prendere visione dell’elenco delle persone assunte, certamente di massima fiducia, per poter cosi replicare alle solite accuse, rivolte agli altri deputati di altri partiti, secondo cui assumerebbero sempre parenti e amici dei parenti. In conclusione ci aspettavamo una replica come a su citata, anche se la parte della motivazione “durata legislatura” è nota a tutti quindi sarebbe stato più onesto dire “ci conveniva assumere cosi, visto che per tre anni paga lo Stato”. Regola del Jobs Act. Per il resto ci sorge il dubbio sempre più certezza che le forti azioni di ostruzionismo messe in atto al momento del voto in aula sia stato dettato anche da una imprecisa conoscenza del testo di legge del Jobs e dei decreti attuativi. In effetti è imprecisa in tal senso anche l’informazione corretta all’opinione pubblica italiana. Per adesso, per coloro senza contratto ne a tempo determinato ne indeterminato, spendiamo due minuti per leggere il bilancio consuntivo ufficiale pubblicato sul sito della Camera – http://bilancio.camera.it/4?scheda_contenuto=11 (ovviamente per esperti in lettura di bilanci ). E prima di fare ostruzionismo senza nozione certa, pensiamo sempre a cosa potrebbe accadere domani quando ci troveremmo a dire – “Be, ci conviene applicare questa parte di legge. Tanto lo fanno tutti”.

IL TURISMO IN SARDEGNA. UNA BEFFA DOPO L’ALTRA A DANNO DI TURISTI E RESIDENTI

di  Antonella   Soddu
Alcuni giorni fa parlavo con una cara amica del continente, Anna. Mi diceva: “Vorremmo tanto venire da te in Sardegna ma credimi è davvero troppo caro. Specialmente il viaggio in traghetto”. Abbiamo parlato a lungo, e mi sono accorta che quasi sempre d’estate l’argomento è il solito – “In Sardegna avete tante possibilità per vivere di turismo. Il guaio è che non sapete sfruttarle.” Io davvero non posso darle torto e a volte sento anche un po’ di vergogna e rabbia soprattutto quanto mi trovo a leggere, contemporaneamente, sulla stampa locale notizie che contrastano vergognosamente. Oggi con un comunicato stampa l’ Assessore al Turismo della RAS Morandi dichiara – “In Sardegna il turismo è in netta ripresa. Abbiamo registro una crescita del 5%. Quindi un primo scorcio di stagione certamente positivo. Ora puntiamo a una stagione di otto mesi”. Mi son cascate le braccia; poco prima ho letto – “Turisti esasperati, lasciano un biglietto dinanzi ai cancelli chiusi della galleria Henry a Bugerru – Vergognatevi, poi voi sardi vi lamentate che non avete lavoro”. Interi siti gioielli minerari chiusi in piena estate, cancelli sbarrati a cominciare dalla grotta di Santa Barbara, proseguendo fino alla galleria di Villamarina a Monteponi e concludendo con la galleria Henry di Bugerru. In qualunque altra parte del mondo farebbero follie per aver questi gioielli e in Sardegna che li abbiamo sono chiusi. Si salva dal circolo chiuso solo Porto Flavia la galleria con vista sul faraglione di Pan di Zucchero aperta dallo scorso mese dopo un prova nei giorni di Pasqua che ha visto in due giorni un record di visitatori. Questo il testo della lettera lasciata affissa dai turisti sui cancelli sbarrati della Galleria – “Siamo partiti da Baia Sardinia per vedere le miniere tanto rinomate grandissima delusione e rabbia non solo nel trovare chiuso, ma per la poca informazione. Una vera vergogna. Strutture del territorio non messe a frutto. Crisi? Come sempre meritata. Cordiali saluti e viva l’economia. Patrizia Gottari”. Ma non è tutto. Il sistema trasporti in Sardegna è al collasso, non esiste continuità territoriale nemmeno dall’isola alle sue isole minori. Il che crea danni sia ai turisti che ai residenti. Come si legge in una lettera inviata al giornale da una famiglia sarda che chiede di pubblicare anche il biglietto del traghetto. “Due persone residenti in Sardegna più auto 45 euro per 20 minuti di traghetto sulla linea Carloforte-Portovesme. Ecco come la Regione “incentiva” il turismo locale e i trasporti interni. Grazie – scrive Elena Muggittu”. Ripenso alle dichiarazioni dell’ Assessore al turismo Francesco Morandi, poi mi viene in mente la bellezza delle nostre spiagge, delle nostre coste, e mi rendo conto che mancano , perché non sono mai stare creato, quelle zone accessibili a tutti, turisti e residenti compresi. Per esempio, spiagge come Chia, Su Giudeu, Plag’è mesu, Masua, non sono dotate nemmeno dei più banali servizi igienici. Che si fa se ad un viene improvvisa voglia di far bisogni? Al massimo in acqua si può far la pipì… La Sardegna non è solo Costa Smeralda e Gallura, ove per forza di cose i servizi e le zone accessibili sono d’obbligo perché la zona è caratteristica per ospitare il turismo vip o persone facoltose. Territori come quelli su indicati, che si trovano nel sulcis, provincia più povera d’ Italia, non adeguatamente sfruttati per far crescere un tipo di turismo competitivo utile anche e soprattutto alla ripresa economica. Ma basta , per esempio, farsi un giro a Cagliari , dove in piena estate sono in corso i lavori di restauro al Bastione Saint Remy – https://www.youtube.com/watch?v=FkiErzwXdxk . Nel video è chiaro e sotto gli occhi di tutti che lo splendido spettacolo che si vede è accessibile solo agli operai. Alla faccia di Cagliari candidata a città della cultura, a Città mediterranea, a Città dove è insito il terminal crociere, etc. E che dire , poi, del lavori di adeguamento del littorale del Poeto e della rimozione dei chioschetti Bar e punto ristoro che stanno provvedendo a riposizionare solo ora in pieno luglio e piena stagione iniziata? Come scritto dalla Turista, giustamente indignata, Patrizia Gottardi – “Siamo partiti da Baia Sardinia per vedere le miniere tanto rinomate grandissima delusione e rabbia non solo nel trovare chiuso, ma per la poca informazione. Una vera vergogna. Strutture del territorio non messe a frutto. Crisi? Come sempre meritata. Cordiali saluti e viva l’economia.”